Overloud TH1

23 01 2009

Diversi anni fa nacque un bundle di free plugins, rivolto al pubblico chitarrista, sotto il nome di Simulanalog GuitarSuite. Tale plugin è tuttora considerato una pietra miliare nel campo del modeling, mantenendo ancora una qualità sonora “attuale” nonostante quella che è da considerarsi una oramai veneranda età, su questo campo.

Dietro a Simulanalog si celava il genio di Thomas Serafini.

Con Overloud TH1, possiamo effettivamente parlare di un prodotto che è il risultato della lunga evoluzione del concetto iniziato con GuitarSuite. Alle spalle di TH1, infatti, c’è sempre il guru del DSP, Thomas Serafini, insieme a tutti gli altri elementi, non meno importanti, di un team che si è già fatto conoscere grazie ad un ottimo plugin di riverbero chiamato Breverb.

TH1 si propone di essere la soluzione definitiva per chitarristi (professionisti e non), focalizzandosi su tre aspetti principali:

  1. Qualità sonora
  2. Facilità di utilizzo
  3. Controllabilità totale di ogni singolo componente e parametro disponibile.

Partiamo dalla qualità sonora, l’aspetto indubbiamente più importante per questo tipo di prodotti.

Gli amplificatori al momento (23/01/2009) disponibili sono 8, ognuno coi suoi eventuali multipli canali e modalità, spaziando tra i classici Fender, Marshall, Mesa, Peavey, Soldano per una varietà di suoni in grado di coprire qualsiasi genere musicale. In più troviamo tantissimi effetti a pedale e/o a rack (delay, riverberi, compressori, equalizzatori, flanger, chorus, wha, ecc…) ed un modulo di simulazione di cabinet decisamente interessante.

TH1 main interface

TH1 main interface

Il suono degli amplificatori è semplicemente strepitoso. I puliti sono ottimi, con una dinamica ed una sensibilità al tocco impressionante. Gli amplificatori più vintage risultano molto sensibili al controllo del master volume, permettendo di ottenere la distorsione/compressione valvolare del finale, in maniera semplice e realistica. Di crunch ce ne sono per tutti i gusti, british e american, vintage e modern, anche qui con una notevole risposta al tocco del chitarrista, cosa che personalmente non ho mai trovato a questi livelli di realismo in nessun altro amp-sim disponibile. I distorti sono estremamente ricchi e rotondi, pieni ed articolati, senza mai suonare “digitali” o processati. La distanza tra valvola ed codice binario, che ha subito una notevole riduzione negli ultimi anni, si è ulteriormente ristretta grazie agli algoritmi sonori di TH1. Provare per credere.

Particolare attenzione va poi posta su una funzione innovativa presente sul modulo amplificatore di TH1, il controllo SLR (Seamless Live Remodeling). E’ infatti possibile selezionare due amplificatori differenti (o uguali, cambiando semplicemente il canale utilizzato) e tramite tale controllo (un grosso slider) è possibile combinare virtualmente le due circuiterie.

SLR - Seamless Live Remodeler

SLR - Seamless Live Remodeler

Attenzione perchè non si tratta di un semplice blend come si potrebbe essere portati a pensare, il suono e la risposta ai controlli cambia chiaramente e non come ci si aspetterebbe semplicemente suonando due amplificatori in parallelo.

Tutto ciò rende disponibile una paletta di infinite variazioni sonore del solo modulo amplificatore. Possiamo realizzare l’amplificatore ibrido dei nostri sogni combinando un Soldano con un Marshall, ad esempio.

Tube 9

Tube 9

Gli effetti ed i pedali sono tantissimi, come già anticipato, e fanno il loro lavoro in maniera egregia. Ad esempio, provate a mettere il Tube9 (Tube Screamer, da come lascia facilmente intendere il nome) davanti al canale distorto di un ampli qualsiasi, tra Mesa, Soldano e Peavey, e capirete di cosa parlo: attacco molto più definito, medi più aggressivi, bassi più precisi e alti meno zanzarosi, proprio come nella realtà.

I riverberi si basano sulla tecnologia Breverb, utilizzata nell’omonimo plugin, quindi la qualità ed il realismo sono garantiti.

La sezione cabinet presenta un’interessante novità: per ogni cassa si hanno a disposizione due microfoni

Cabinet module

Cabinet module

(selezionabili tra tantissimi modelli) posizionabili in 3D su qualsiasi speaker. Si possono quindi spostare i propri microfoni a piacimento, potendo beneficiare anche della cancellazione di fase che avviene quando essi sono posti a diverse distanze dalla griglia. La funzione ReSPiRe permette inoltre di ottenere un suono più grezzo e realistico, migliorando la potenza sui bassi. In più troviamo HPF e LPF che possono sempre tornare utili, soprattutto su suoni pesanetemente distorti.

La semplicità di utilizzo è estrema, la catena è totalmente customizzabile tramite drag & drop e può contenere un’infinità di moduli, contando anche sulla possibilità di utilizzare il signal-splitter presente, per avere due catene differenti in parallelo. Non c’è alcun vincolo sul posizionamento dei componenti nella catena, nessuno vieta di mettere un pedale tra amplificatore e cassa o dopo la cassa, due amplificatori in serie e così via. C’è libertà totale, dunque.

Smart Control

Smart Control

Un’aggiunta fondamentale che TH1 presenta rispetto a tutti gli amp-sim disponibili, ponendosi oggettivamente su un gradino più alto rispetto alla concorrenza, sono gli Smart Control.

Cos’è uno Smart Control? Un controllo di tipo potenziometro/switch/tap (a scelta), che può essere associato a più parametri di ogni modulo di TH1. Per farla più semplice poniamo, ad esempio, la necessità di avere un controllo che alzi il gain di un amplificatore (in clean ad esempio) senza modificare il volume di uscita.

Basta assegnare i controlli gain e volume allo stesso Smart Control (trascinando l’amplificatore su uno dei blocchi della barra in basso per due volte, selezionando prima gain e poi volume) e poi gestirne il controllo automatico in modo tale che ruotando il potenziometro dello Smart Control, aumenti il valore del gain e diminuisca il valore volume. La stessa cosa è possibile farla tramite switch, se non si è interessati alle variazioni intermedie.

Tutto ciò, può essere esteso a infiniti controlli contemporanei, si possono attivare e disattivare decine di pedali/rack/canali differenti in un semplice click, si può far sì che un wha, al disotto di un certo valore, sia disattivato, ecc. Anche qui, nessun limite.

Smart Control Panel

Smart Control Panel

Va da sè che questa funzionalità, accoppiata ad un controller MIDI, rende TH1 la macchina perfetta per utilizzo live/jam session, oltre che un formidabile strumento da studio.

Gli Smart Control potrebbero risultare un po’ ostici a primo acchitto, ma vi assicuro che una volta fatte alcune prove (basta sfogliare e giocare coi presets) vi renderete conto che non c’è nulla di più semplice, intuitivo e comodo.

In definitiva ci troviamo di fronte ad un capolavoro, completo sotto quasi tutti gli aspetti (alcuni elementi andrebbero migliorati, come ad esempio il pitch shifter, ma siamo ancora alla versione 1.0) ed ancora in via di miglioramento ed espansione (molte novità sono già state introdotte al Winter NAMM 2009, come l’inserimento di nuovi modelli di amplificatori, nuovi pedali e rack e nuove features per l’interfacciamento MIDI, il tutto come free update per gli utenti già possessori della versione 1.0).

Sul sito è disponibile una demo completamente funzionale per 14 giorni e nella sezione Samples potete effettivamente sentire di cosa è capace questo mostro.

Vi invito anche a leggere con attenzione il manuale per comprendere meglio e saper sfruttare appieno TH1.

http://www.overloud.com/

Samples

Wild Hades

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Tutorial: come creare una risposta impulsiva da un cabinet

14 12 2007

Su queste pagine abbiamo già parlato dell’utilizzo delle risposte impulsive come simulazioni di casse e microfoni. Ora vedremo come catturare tali risposte impulsive da sistemi hardware, in particolare da cabinet per amplificatori.

A tal proposito impareremo ad utilizzare un software molto utile e ben fatto, Voxengo Deconvolver, di cui è possibile scaricare la copia dimostrativa dal sito ufficiale. L’unica limitazione della versione demo di questo prodotto, è che si possono deconvolvere un massimo 3 risposte impulsive per sessione, dopodichè sarà necessario riavviare il programma.

 Voxengo Deconvolver è una utility piuttosto semplice, con molte funzioni interessanti, e fornisce tutti gli strumenti necessari al nostro scopo.

Innanzitutto ci servirà un Test Tone, ovvero un segnale da far passare attraverso il nostro sistema hardware di cui intendiamo catturare la risposta impulsiva.

Generalmente viene usato un segnale sine-sweep come Test Tone, e Voxengo Deconvolver ci permette di crearlo con estrema semplicità: cliccate su “Test Tone Gen” ed inserite i parametri del vostro sine-sweep, preferibilmente 24 bit, 96 KHz, 12 sec. Deconvolver creerà il vostro segnale in formato .wav con i parametri da voi selezionati.

Oltre al Test Tone ci occorre il Processed Test Tone, che è semplicemente il Test Tone passato attraverso il nostro hardware e nuovamente registrato. Il Processed Test Tone dunque, conterrà l’equalizzazione e l’eventuale riverbero del nostro sistema catturato.

Facciamo un esempio pratico: vogliamo creare la risposta impulsiva di un cabinet.

Dobbiamo dunque spedire il Test Tone attraverso il cabinet e registrare con un microfono ciò che esce dal cabinet stesso.

Semplicemente, quindi, posizioniamo un microfono davanti al nostro speaker e colleghiamo il microfono (con preamplificatore) al nostro PC, in quanto vogliamo registrare ciò che riceve.

Come inviamo il Test Tone al cabinet? Semplicemente collegando l’uscita di un nostro dispositivo di riproduzione contenente il Test Tone (quale può essere la scheda audio di un PC, un lettore CD/MP3, ecc.) all’amplificatore collegato al cabinet.

Ricordate che la risposta impulsiva contiene l’equalizzazione dell’intero sistema, quindi, se volete catturare il suono di un cabinet, non passate per il preamp dell’amplificatore, ma collegatevi direttamente al finale.

Una volta collegato il dispositivo di riproduzione al finale (collegato al cabinet), attiviamo la registrazione del microfono e inviamo il nostro Test Tone. Ciò che il microfono catturerà sarà il nostro Processed Test Tone.

Ricordatevi di registrare con lo stesso sample rate del Test Tone (ovvero se avete creato un Test Tone a 96KHz, registrate a 96KHz, non a 48KHz o 44.1KHz, o il procedimento non funzionerà!).

Dicevamo sopra, che la risposta impulsiva contiene l’equalizzazione dell’intero sistema, per cui, nel nostro caso, il Processed Test Tone conterrà l’equalizzazione del finale, del cabinet e del microfono. E’ quindi impossibile catturare la risposta in frequenza della sola cassa, in quanto necessitiamo di registrare con un microfono per ottenere il Processed Test Tone. Anche l’equalizzazione del finale sarà coinvolta, dunque, ma ciò può essere ovviato utilizzando finali Hi-Fi. Vi ricordo che, come sempre in musica, le soluzioni Low-Fi possono portare i risultati migliori. Quindi non abbiate paura ad utilizzare un finale a valvole magari, potreste ottenere risultati migliori che utilizzando un sistema Hi-Fi.

Dunque ora abbiamo il Processed Test Tone, quindi riapriamo il nostro Voxengo Deconvolver, selezioniamo come Test Tone il sine-sweep creato in precedenza e come File To Process il nostro Processed Test Tone.

Una nota fondamentale (tratta dal manuale di Voxengo Deconvolver) : quando esportate il Processed Test Tone come .wav (in un file mono, possibilmente), aggiungete sempre un piccolo istante di silenzio alla fine del segnale. Un secondo è più che sufficiente. Se non lo fate Deconvolver non riuscirà a creare la risposta impulsiva.

Fatto questo, nella parte bassa dell’interfaccia del programma, dobbiamo scegliere i parametri di creazione della nostra risposta impulsiva: solitamente io utilizzo bit depth 24, e metto il check solo su Normalize to -0.3db. Se volete, provate a selezionare anche MP Transform, in quanto, da come asserito sul manuale del software, potrebbe dare dei risultati più realistici. Sperimentate in ambo i modi, dunque.

Cliccate ora su Process ed il gioco è fatto: verrà creato un nuovo file .wav con suffisso “_dc” (a meno che non abbiate disattivato l’inserimento del suffisso dal programma). Quella è la nostra tanto agognata risposta impulsiva.

Se avete fatto tutto bene, aprite il file con un riproduttore musicale e sentirete solo un brevissimo “click“. Se aprite il file con un wave-editor (tipo Audacity) dovreste vedere una piccola onda che si smorza rapidamente fino a diventare silenzio.

Collegate la vostra chitarra al PC, aprite il vostro Amp Sim preferito sul vostro Host, disattivate la cassa, aprite Voxengo Boogex dopo l’Amp Sim e caricate questo file al suo interno (andatevi a leggere l’articolo precedente se non capite di cosa sto parlando).

Suonate… se il suono è come quello di una cassa microfonata avete fatto tutto bene. Se quando smettete di suonare avvertite un fastidioso delay o degli strani comportamenti stile flanger, è del tutto normale: aprite la risposta impulsiva con un wave-editor e tagliate la coda non appena le oscillazioni dell’onda terminano, rendendolo molto breve. Salvatelo e ricaricatelo su Boogex. Questo risolverà il fastidioso problema.

In ultimo… condividete le vostre risposte impulsive!

Wild Hades





Wagner Sharp 0.6 by Nick Crow

7 12 2007

Semplicità. Questo l’aggettivo che caratterizza al meglio l’aspetto e le funzionalità di questo free VST sviluppato da Nick Crow (programmatore di altri free VST in passato, basati sempre sullo studio dei sistemi valvolari, come il Tube Driver).

Free, avete capito bene. Molti storcono il naso a sentire questo termine, spesso erroneamente associato a prodotti di bassa qualità, che vanno bene per “giocherellare” e nulla più. In questo preciso caso, soprattutto, tale triste accostamento sarebbe quanto mai fuori luogo. Provare per credere. Provare, per dare atto a Nick Crow di aver creato, forse, la miglior emulazione valvolare dei tempi attuali.

Wagner Sharp è un semplice preamplificatore, basato, come lascia intendere il nome, sul canale Sharp del Triple Giant Preamp sviluppato da Reinhold Bogner.

Un unico canale dunque, il più aggressivo.

Semplicità, dicevamo prima. Proprio così, in quanto l’interfaccia grafica molto scarna ci presenta la semplice visione di una mascherina nera con diversi potenziometri: Low-Cut, Hi-Cut (regolano le frequenze di taglio dei filtri passa basso e passa alto integrati da Nick Crow), Gain, Bass, Mid, Mid Freq. (dunque il controllo medi è semiparametrico, stile Boss Metal Zone MT-2, altra trovata decisamente utile ed interessante), Treble, Volume, Quality (che regola la qualità della simulazione e, conseguentemente, il consumo di CPU).

Serve altro? No, è solo un semplice preamp che nasconde un suono devastante.

Accoppiatelo ad un simulatore di cassa basato su deconvoluzione, trovate una buona risposta impulsiva, tirate su il gain e non fate prigionieri. Il suono è strepitoso, molto ricco, organico e naturale. La risposta sonora, per certi aspetti, ricorda quella del mitico Peavey 5150, con una gran definizione sulle alte frequenze (consiglio di andarci piano col potenziometro Treble, a metà è già più che sufficiente per avere una buona aggressività) , dei medi più presenti e bassi meno invadenti.

La quantità di gain è più che sufficiente per qualsiasi metalhead, ma anche qui, vi consiglio di non esagerare e di piazzare, piuttosto, un boost prima del preamp, magari con un taglio sulle basse ed enfasi sui medi (ogni riferimento al free VST Tube Screamer’s Secret della BTE Audio è puramente casuale…) in modo da schiarire il low-end ed avere un suono più tagliente e preciso.

In un periodo in cui l’amp modeling va per la maggiore, con costi spesso molto (leggasi “troppo” in alcuni casi) alti, il Signor Nick Crow ha dato lezioni di programmazione, modellazione e, soprattutto, di stile alle grosse società che sviluppano questi software. Perchè anche l’orecchio vuole la sua parte, in questi casi molto più dell’occhio…

Molti di voi si aspetteranno il link a questo gioiello, dopo aver sopportato cotanta laude. Ed eccovi accontentati:

Download Wagner Sharp 0.6 by Nick Crow

Se poi voleste anche fare una donazione per supportare questo grande sviluppatore, cliccate qui .

Qualche sample dimostrativo:

Wagner Sharp short sample with drums

5150 vs Wagner Sharp (A/B comparison tra un vero 5150 e Wagner Sharp, utilizzando il reamping)

Wild Hades





Matching Equalization

23 09 2007

Sarà capitato a tutti di ascoltare un album e pensare “che bel suono questa chitarra… vorrei avere un suono di questo tipo…” per poi andare a suonare settando il proprio amplificatore in modo che risulti il più possibile simile a quel particolare tipo di timbro.

La tecnica del Matching Eq ci permette di fare un passo vanti in questo tipo di situazioni, in maniera molto semplice.

Il principio base di questa tecnica, è quello di far corrispondere lo spettro di frequenza del nostro suono, con quello del suono ricercato.

Avremo quindi essenzialmente bisogno di due fonti sonore su cui agire: l’originale, di cui cattureremo lo spettro di frequenza, e la nostra, alla quale applicheremo un’equalizzazione in grado di “matchare” lo spettro originale.

Va ricordato che il suono di uno strumento è composto da varie armoniche e che a seconda del riff suonato, ad esempio, lo spettro di frequenza può risultare drasticamente differente (provate a paragonare lo spettro di un assolo e quello di una ritmica, entrambi suonati con la medesima strumentazione e settaggi… la differenza risulterà notevole). Tutto questo per spiegare un concetto semplice ed importante: la tecnica del Matching Eq deve essere applicata a sorgenti sonore contenenti la stessa sequenza di note (…o più semplicemente su riff identici).

Un esempio pratico: nell’immagine sottostante potete vedere gli spettri di due segnali. La curva azzurra è il nostro segnale di partenza (il nostro suono), mentre la curva rossa rappresenta il segnale a cui vogliamo arrivare. I due segnali sono stati inseriti su due tracce differenti, una con panning 100% destra, l’altra 100% sinistra

Potete notare che le differenze sono poche, per via del fatto che è stato utilizzato il reamping, quindi i due riff risultano perfettamente identici. L’unica differenza è che il rosso è stato processato con un pedale analogico, l’Harmonic Converger.

Dobbiamo quindi modificare l’equalizzazione del nostro segnale per eseguire il matching. Quale strumento utilizzare? E’ ovvio che potremmo utilizzare qualsiasi equalizzatore parametrico a varie bande, monitorando lo spettro per vedere quand’è che i due segnali coincidono, ma questo potrebbe richiedere tantissimo tempo a seconda dello strumento utilizzato e della sua precisione.

Ci viene incontro a questo punto un VST sviluppato, tra le altre cose, anche per il Matching Eq, ovvero Voxengo Curve EQ, potentissimo tool di equalizzazione che dispone di ben 60 bande totalmente indipendenti.

Carichiamo questo VST nel nostro master channel e mettiamo in “SOLO MODE” la traccia che contiene il segnale di cui vogliamo “rubare” lo spettro per poi applicarlo al nostro. Mettiamo in loop tale segnale per poi premere il pulsantino “C” in basso a sinistra del nostro tool. A questo punto verrà visualizzato lo spettro che stiamo cercando, che si muoverà notevolmente all’inizio per poi stabilizzarsi sul valor medio.

Una volta che lo spettro si sarà stabilizzato, premiamo il tasto “S”, che sarà comparso al posto del tasto “C” dopo la sua pressione.

Ora abbiamo lo spettro medio del segnale a cui vogliamo arrivare (potrete anche salvarlo su file).

Disattiviamo il “SOLO MODE” sulla traccia del segnale di arrivo ed attiviamolo sulla traccia del nostro segnale di partenza. Mettiamo nuovamente in loop il segnale e premiamo “M” su Voxengo Curve Eq. Avremo a questo punto varie possibilità: il tool ci chiederà con quale precisione eseguire il matching. Selezioniamo “Match, 60 bands” per avere la precisione massima.

Vedremo di nuovo lo spettro del nostro segnale materializzarsi, lo lasceremo stabilizzare per poi premere “S”. Il gioco è fatto: abbiamo l’equalizzazione che trasforma il nostro spettro nello spettro del segnale a cui puntavamo.

Salviamoci il preset di tale equalizzazione, chiudiamo Voxengo Curve Eq sul master channel ed apriamolo come insert sul canale che contiene il nostro segnale, ricaricando il preset salvato. Riattiviamo la traccia del segnale a cui volevamo arrivare e andiamo a confrontare nuovamente i due spettri per vedere se effettivamente sono più simili.

Serve aggiungere altro?

Nostro Segnale
Segnale Desiderato
Matching Eq

Wild Hades





Arturia Moog Modular V

13 07 2007

La francese Arturia è una fiorente software house che domina da anni il mercato dei sintetizzatori virtuali, forte di un’accattivante linea di emulazioni vintage. Fra queste vi sono cloni dei mitici Minimoog Model D, ARP 2600, Yamaha CS80, senza dimenticare i prodotti più recenti: Prophet VS, Jupiter 8V e il visionario Origin, sistema semi-modulare che integra su hardware DSP dedicato i modelli software di oscillatori, filtri e quant’altro dei plug-in ad oggi rilasciati.

In questa schiera di ottimi applicativi si colloca Moog Modular V, una riproduzione del sintetizzatore modulare che rivoluzionò per sempre la musica moderna: il Moog Modular System.

Ad un primo impatto, l’interfaccia utente è grandiosa: la sensazione è quella di trovarsi davanti al quadro comandi della macchina Enigma. C’è tutto quel che Keith Emerson usava dal vivo: cavi penzolanti multicolore, possibilità di routing del segnale apparentemente infinite, una pila di moduli molto simili agli originali; il tutto racchiuso in una grafica elegante, virtual vintage. Una vera festa per gli occhi.
Ma veniamo ai suoni.

Keyboard Mode

Scorrendo i preset monofonici, possiamo provare fin da subito di che pasta è fatto questo strumento. Seppure alcune patch siano tutt’altro che accattivanti, emerge da subito un sound reminiscente del mitico Moog, che abbiamo sentito brillare sulle pietre miliari del rock settantiano.

Sicuramente meno convincenti sono i preset polifonici: osando qualche nota di troppo, l’indicatore di utilizzo della CPU balza a percentuali preoccupanti, inaffrontabili se si lavora in un progetto insieme ad altre istanze in background.
In alcuni casi limite, questo problema di gestione delle risorse si riscontra anche solo suonando patch monofoniche. Piuttosto inaccettabile, quando sarebbe auspicabile poter lavorare con tre istanze contemporaneamente.

Questa pecca grava molto sulla qualità complessiva del prodotto.
Sicuramente, l’uso massiccio della CPU è qualcosa di comune a molti dei sistemi software modulari, fra cui il ben più complesso Reaktor, Tassman e tanti altri.
Se non altro, però, i suddetti lasciano così tanti gradi di libertà da giustificare l’occupazione di risorse utili – quando a confronto il prodotto Arturia offre un milionesimo delle possibilità.

Oscillatori, Filtri, LFO

Scendendo all’architettura del sintetizzatore in sè, abbiamo nove oscillatori disponibili, guidati da un pilota ogni tre, il quale impartisce PWM ed FM al gruppo. Ogni oscillatore genera quattro forme d’onda (sine, saw, triangle, square) alla stessa frequenza, e può essere syncato ad un altro oscillatore o, a sua volta, modulato FM.

Molto importante – e molto poco pratico – è il mixer, nel quale si amplificano gli oscillatori in cascata per mandarli poi ai filtri, o direttamente ai Voltage Controlled Amplifiers.

I modelli di filtri a disposizione sono diversi, e di altissima qualità. Sono sufficienti pochi giri alle manopole virtuali per apprezzare ottime risposte, degne dei migliori software in circolazione. Unico rimpianto: è possibile assegnarne al massimo tre differenti.

Riassumendo, abbiamo quindi a disposizione 9 oscillatori, 3 filtri assegnabili. Sono pur sempre numeri limitati, definiti. Il bello della modularità è proprio non avere limite di routing, mentre qui siamo in qualche modo costretti a muoverci dentro uno schema. Ciò non toglie nulla alle oggettive qualità sonore del Modular V, è tuttavia una considerazione da fare per chi si aspetti un sistema totalmente modulare dallo strumento in questione.

I VCA rappresentano le uscite del Moog Modular V. Sono solo due, ed integrano un inviluppo ciascuna, per gestire attacco, decay, sustain e release del singolo VCA, controllabile comunque attraverso assegnazioni aggiuntive.

Abbiamo poi a disposizione un sequencer “analog-style” nonchè tre effetti classici, applicati all’uscita dei VCA: un delay piuttosto valido, un chorus e l’interessante fixed filter bank.

Ultimo appunto, la quantità di bug che, alla versione attuale (2.2), si riscontrano ancora senza che Arturia accenni a correzioni. La lista è lunga, e tutt’altro che fantasiosa.

Se prescindiamo dal fatto che sia uno strumento pseudo-modulare, ingordo di CPU e tutt’altro che perfetto dal punto di vista della programmazione, c’è da ammettere che ben pochi plug-in suonano bene come questo, soprattutto per quanto riguarda filtri e oscillatori.

Se e quando Arturia rilascerà una versione 3, ridisegnata e libera di bug, questo potrebbe essere il virtual instrument risolutivo.
Ad oggi, è più che altro un acquisto avventuroso.

VC





T-Racks 24 : Mastering Suite

20 05 2007

Spesso ci si trova a dover far i conti con la resa sonora delle nostre produzioni audio, nel tentativo di dar loro quella brillantezza e potenza di suoni riscontrabile nei dischi delle nostre band preferite. Il punto cruciale del nostro processo di produzione avviene durante la fase di mixaggio, dove si cerca di far lavorare al meglio i moduli presenti nei nostri rack-fx sperimentando regolazioni dettate dal nostro orecchio.

Tutto questo però a volte non basta, purtroppo la cattura del segnale in fase di recording provoca una perdita di quella brillantezza e dinamica ubile alla fonte. Una soluzione a questo problema si otteneva, fino a qualche anno fa, unicamente in studi di professionisti che tramite l’uso di compressori ed equalizzatori valvolari riuscivano, nel processo chiamato Mastering, a “ridar vita” al nostro segnale.

Da qualche anno a questa parte alcune sotware house, come la nostrana modenese IK Multimedia (produttore del blasonato Amplitube) o la IZotope (produttore di Ozone), hanno sviluppato alcuni modelli software (DSP) in grando di simulare la resa valvolare dei moduli utilizzati nel processo di mastering. Il tool di cui parleremo oggi, il T-Racks 24 (IK Multimedia) , oltre ad essere una valida soluzione offre un buon modello per iniziare a capire il processo di mastering.

T-Racks 24 si presenta come tool standalone da utilizzare direttamente sul mixdown-wav (che dev’essere processato necessariamente a 16 o 24 bit, in quanto bitrate superiori non sono ammessi), composto fondamentalmente da tre moduli :

  • EQ – equalizzatore stereo parametrico a sei bande, con algoritmi di shelving e funzionalità Low/Hight “Q”. Il grafico della curva di EQ ci viene mostrato nel realtivo quadrante.

  • Tube-Comp – compressore stereo su simulazione valvolare, rende i nostri suoni più vicini alla reale resa acustica (in gergo questi suoni vengon definiti “grossi”).

  • Multiband Limiter – limiter stereo multibanda, controlla e garantisce che non si verifichino dei picchi che provocherebbero il clipping del nostro segnale.

Questo mastering-tool, che presenta dei notevoli punti di forza nel suo DSP di render audio, tutt’ora manca del supporto su interfaccia VST, il che quindi ne implica l’utilizzo in sede separata dal vostro wave-editor.

Caldamente consigliato a tutti i neofiti che vogliano cimentarsi nel mastering ma anche ai professionisti che vogliono una soluzione contenuta nei costi.

Mau





Umanizzare le tracce di batteria

16 05 2007

Il classico problema che si presenta durante le produzioni musicali digitali (fatta a volte eccezione per produzioni industrial/elettroniche), è la ricerca di dinamiche il più possibile realistiche, soprattutto per uno strumento come la batteria.
Questo è dovuto al fatto che si devono necessariamente utilizzare sample audio già pronti, quindi con poche possibilità di variazione della dinamica e il suono risultante troppo meccanico e preciso.

E’ possibile superare questo problema?

Con i software di batteria ad oggi in circolazione (ad esempio EZ Drummer, Addictive Drums, Battery), la risposta è sì.

Infatti essi supportano la possibilità di controllare la dinamica dei suoni tramite la velocity e soprattutto supportano il multisample. Vediamo di analizzare questi due aspetti.

  • Velocity

La velocity è un parametro MIDI che rappresenta il valore (quantizzato da 0 a 127) di “pressione” di una nota. Per sfruttare questo parametro è sufficiente inserire la nota nel piano roll e poi variare la velocity (solitamente delle barre verticali di altezza variabile, presenti nella parte bassa del piano roll). Ovviamente più il valore sarà alto, più alto sarà il volume della nostra nota.

Questo però non è sufficiente per avere dinamica realistica, in quanto avremmo semplicemente lo stesso suono a volumi diversi. Ed è qui che subentra il “multisample”.

  • Multisample

Molti drum software attuali supportano il multisample, ovvero la possibilità di utilizzare per uno stesso componente (ad esempio il rullante) più wave sample registrati in maniera differente, con dinamiche diverse (posizione del colpo, forza, impugnatura della bacchetta, ecc.).

Programmi come Battery offrono piene potenzialità per l’utilizzo di diversi sample sullo stesso componente. E’ infatti possibile associare sample diversi a velocity diverse, in modo che a seconda della forza del colpo (ovvero a seconda del valore della velocity settato) il sample utilizzato sia differente, e non semplicemente lo stesso cambiato di volume.

EZ Drummer supporta invece la funzione “Humanize” che esegue in maniera automatica cio che è stato descritto precedentemente. Infatti i set di EZ Drummer contengono tantissimi sample con diverse dinamiche e sfruttandoli al massimo si ottengono risultati miracolosi in cui è pressochè impossibile dire che si tratti di un software.

Addictive Drums, allo stesso modo, “umanizza” per default con tantissimi sample diversi (a meno che non viene attivata la funzione “Single Sample” su un determinato componente, che bypassa il multisample e varia solo il volume del suono in base alla velocity) anche a velocity uniforme (figurarsi con variazioni di velocity…).

L’effetto principale di questi due aspetti è udibile soprattutto sulle rullate, in modo da evitare il classico effetto “mitragliatrice” , decisamente fastidioso.

Un altro trucco sta nell’aumentare al massimo la quantizzazione degli intervalli (1/32, 1/64, ecc.) per poi inserire qua e là delle piccolissime sbavature temporali sulle note, in modo che non risultino chirurgicamente allineate al metronomo, ma con una piccola percentuale di errore che è inevitabile per qualsiasi batterista.

A presto alcuni sample di confronto

Wild Hades