Swell e Delay : Effetto Violino

29 04 2007

L’Experiment di cui trattiamo oggi consiste nella creazione di un preset in Guitar Rig 2 che enfatizzi, tramite delay usato in ping-pong stereo, le parti eseguite con la tecnica dello Swell.

Questo effetto, conosciuto alla popolazione della sei corde con il nome di Volume Swell (o violining), consiste fondamentalmente nel produrre – (tramite potenziometro del volume) – un attacco iniziale della nota molto graduale, (smooth attack), al fine di emulare quello tipicamente generato dai violinisti tramitie l’uso dell’archetto.

Un esempio classico dell’argomento che stiamo trattando è “Echo Etude” registrato nel video didattico per REH dal guitar hero svedese Yngwie J. Malmsteen.

Bene, ora che le presentazioni iniziali son state fatte, andiamo subito a vedere come modellare il nostro rack-fx :

  • Treble Booster – usato, insieme al compressore di cui parleremo più avanti, per enfatizzare le frequenze alte anche a volumi molto ridotti.

  • Plexi – necessitando di un lead molto “pulito” e dovendo evitare che la naturale compressione – generata da una distorsione con una quantità di gain troppo elevata – incidesse negativamente sul suono finale, ho scelto di usare la simulazione della storica testata di casa Marshall.

  • Cabinets & Mics – in questo modulo ho scelto di usare un cabinet con una buona EQ e definizione globale, microfonando il tutto con un mic a condensatore per avere un risposta in frequenza non troppo “acida” sulla gamma alta (già sufficientemente enfatizzata via Treble Booster ed EQ).

  • Compressor – dal momento che la dinamica dell’attacco gioca un ruolo fondamentale, questo modulo va usato con molta sapienza : deve comprimere ma allo stesso tempo esser rispettoso degli attacchi graduali. Per questo motivo ho scelto di usare una compressione molto “soft” con un attacco abbastanza lungo e un rilascio quasi immediato.

  • Tremolo -usato per generare un “pulse” di ampiezza periodica sul nostro segnale, ed al relativo effetto ping-pong stereo (“stereo pan“).

  • Delay – cuore vero e proprio del nostro RIG, questo modulo si occupa di generare un segnale “ritardato” nel tempo. Ho scelto di avere pochissimo feedback per preservare un suono abbastanza “netto”, anche nella controparte generata dal delay. Il “time” di questo modulo è settato per iniziare a lavorare dopo circa 2/4 (il sync avviene tramite metronomo o tap) dall’inizio del nostro lick.

Come al solito i vari moduli sono mostrati nell’ordine esatto in cui vanno inseriti nel rack-fx, anche se nulla vieta di sperimentare nuove soluzioni permutandone l’ordine.

Sample Audio : Swell lick

Mau

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Risposta impulsiva

27 04 2007

Ora vedremo di analizzare (senza entrare troppo nello specifico, evitando l’analisi matematica) l’utilizzo della risposta impulsiva nell’ambito dell’home recording.

Cos’è la risposta impulsiva? Semplicemente rappresenta la risposta di un sistema (in condizioni iniziali nulle), quando al suo ingresso viene inviato un impulso. Un impulso, nel campo analogico, è un particolare tipo di segnale caratterizzato da lunghezza temporale nulla e ampiezza infinita. Nel campo digitale è invece un segnale di lunghezza temporale nulla (idealmente nulla, nella realtà prossima allo zero) e di ampiezza pari a 1. E’ detto impulso di Dirac.

Quando inviamo un impulso in ingresso e registriamo l’uscita, quest’ultima contiene moltissime informazioni sul sistema, tra cui la sua risposta impulsiva. Possiamo dire che l’uscita di un sistema lineare e permanente è uguale all’ingresso convoluto (la convoluzione è un’operazione matematica riguardante gli integrali) con la sua risposta impulsiva.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’home recording? Immaginate di avere un sistema costituito da cassa e microfono, per registrare la chitarra. Invece di utilizzare complicati algoritmi matematici che simulino il comportamento dei coni e del microfono, potremmo prendere la risposta impulsiva di tale sistema ed usarla per modellare il segnale d’uscita di una testata al fine di renderlo molto simile a quello di una cassa microfonata.

Come ottenere questa risposta impulsiva? Quello che ci serve è un power amp in grado di amplificare un impulso e mandarlo alla cassa, per poi registrare il suono che ne esce con un microfono.

Ci serve poi un software in grado di interpretare la nostra uscita per modificare il segnale, ovvero in grado di effettuare la deconvoluzione, per poi fare convoluzione tra la risposta impulsiva e il segnale di ingresso (che non sarà più un impulso, ma il segnale uscente da una testata ad esempio). In rete sono disponibili diverse risposte impulsive di svariati cabinet e microfoni (notare che non è possibile catturare la risposta della sola cassa, in quanto avete necessariamente bisogno di un microfono per registrarla). Per interpretare questi file wave come risposte impulsive possiamo utilizzare un VST free: Voxengo Boogex.

Basta settare tutti i suoi parametri a 0db o 0%, e i due più in basso (Dry Pre Cab e Dry Post Cab, ovvero l’uscita non processata dal VST) a -inf.

A questo punto, dopo aver attivato il pulsante “Speaker Cabinet Impulse Response“, premiamo “File” e carichiamo il file wave rappresentante la risposta impulsiva che ci interessa (es. una 4×12 con Vintage30 microfonata con uno Shure SM57 sull’asse, un classico). Tutto qua. Da ora qualsiasi segnale passante per il nostro VST risulterà processato come se passasse attraverso la nostra cassa e fosse registrato dal nostro microfono.

Va fatta una precisazione: la risposta impulsiva è in grado di catturare solo effetti lineari (es. equalizzazione, riverbero), non è fisicamente in grado di catturare effetti non lineari (es. distorsione). Scordatevi di avere la distorsione di un Mesa Dual Rectifier catturandone la risposta impulsiva. Avrete solo la risposta in frequenza di esso.

Comunque vi assicuro che con delle buone risposte impulsive, i risultati della simulazione cab+mic sono stupefacenti.

Questa tecnologia viene da tempo utilizzata nell’amp modeling, il problema è che le risposte impulsive utilizzate dai produttori software fanno pena, molto spesso.

Ecco due sample di confronto con Guitar Rig 2. Le chitarre non sono processate, il preset è il medesimo. Nel secondo clip è stata disattivata la sezione cab di Guitar Rig ed è stato inserito Voxengo Boogex per caricare le risposte impulsive. La cassa usata su GR è una 4×12 Mesa con un SM57. La risposta impulsiva usata su Voxengo Boogex è anch’essa di una 4×12 Mesa microfonata con un SM57, proprio per rendere il test confrontabile.

 
Guitar Rig with Cab
 
GuitarRig no cab + IR

Wild Hades





XLN Audio Addictive Drums

26 04 2007

Se vi piacciono le cose semplici, se volete importare sample già processati, se non avete voglia di passare ore a equalizzare ogni singolo componente di un set di batteria, se non vi interessa imparare le basi necessarie per eseguire la registrazione in studio di una batteria, questo programma non fa per voi.


Addictive Drums della XLN Audio (Svezia) si presenta come uno dei programmi più avanzati per la realizzazione di tracce di batteria realistiche e dal grande suono.

L’interfaccia utente è abbastanza intuitiva (e, a mio avviso, decisamente bella dal punto di vista estetico), con una sezione dedicata al kit, contenente la rappresentazione grafica dei componenti scelti, una relativa all’editing dei suoni, una relativa agli effetti (riverberi) applicabili ed infine una contenente alcuni “beats” midi di esempio.

Esaminiamo allora le varie sezioni.

Kit:

La schermata riassume il nostro kit di batteria e ci permette di poter cambiare i componenti tra i vari disponibili ed averne una rappresentazione grafica d’insieme. Questa è in realtà la sua unica funzione, in quanto qualsiasi operazione di modifica disponibile (cambio pezzi, gestione volume singolo, mute, solo), può essere eseguita anche nella sezione di editing.

Edit:


Qui siamo nel cuore dell’applicazione, dove si nasconde la magia da utilizzare per tirar fuori il massimo da questo VSTi.

In alto troviamo la rappresentazione del componente che stiamo editando con le stesse funzioni disponibili nella sezione Kit, in più possiamo gestire l’immagine stereo e il volume dell’ “OH” e del “room” (vedremo in seguito cosa sono), il pitch envelope (del componente e del “room” e “OH”), il volume envelope (con relativa scelta della sensibilità alla velocity, fondamentale per “umanizzare i nostri pattern) ed un comodo filtro passa alto/passa basso per tagliare le frequenze che non ci interessano.

Sotto, a partire dalla sinistra troviamo subito una funzione molto interessante (che è presente solo sui pezzi che vengono di solito registrati con due microfoni in posizioni differenti, come il rullante e la cassa). Possiamo infatti regolare il mixaggio del suono proveniente dai due microfoni e decidere quale dei due sarà dominante (oppure mixare al 50% in modo da dare ugual spazio ai due tipi di suono), spostando semplicemente uno slider che indica la percentuale di mix occupata.

Procedendo troviamo il classico ed immancabile compressore, con i tre parametri Ratio, Attack e Release e uno slider verticale per definire il threshold di intervento.

Di seguito c’è un blocco che potrebbe rivelarsi inconsueto, ma che è utilissimo se usato nella maniera giusta. La distorsione armonica del sample. Possiamo scegliere tra diversi tipi di distorsione (zap, crunch, heavy) e regolare la quantità e il valore di mixaggio sul suono finale. Sulla sinistra di questo blocco è presente un filtro per decidere su quali frequenze deve essere applicata la distorsione scelta.

Procedendo troviamo l’immancabile equalizzatore parametrico, a tre bande con un’escursione di 24db e il “Q” modificabile.

Di seguito c’è uno slider verticale per modificare la saturazione del sample e sull’ultimo blocco abbiamo il volume di uscita e gli effetti. Di tali effetti (due riverberi, modificabili dalla sezione apposita) possiamo, come al solito, decidere la quantità del loro intervento nel mix finale (opzione diponibile anche nella sezione effetti, ovviamente).

FX:

In questa schermata possiamo gestire i nostri effetti. Due riverberi che possono essere di diverso tipo (da scegliere tra i vari disponibili) e dei quali possiamo modificare l’evoluzione del pre-delay,del tempo e del damping, l’equalizzazione (con un parametrico a due bande), l’immagine stereo, il volume e il routing (pre o post master).

Ometto volutamente la parte relativa ai beats, in quanto non la ritengo di grande interesse per queste pagine.

Spostandovi tra le varie sezioni, noterete che la parte bassa rimarrà sempre la stessa. Essa rappresenta il nostro mixer, con i vari volumi dei diversi componenti e la possibilità di settare il panning stereo del suono.

Osservando questa parte forse noterete qualcosa di strano… non c’è un canale relativo ai crash o al ride! Perchè questa mancanza? Beh la risposta è semplice: andate in uno studio di registrazione e vedrete che non c’è un microfono per ogni crash o per il ride. Essi sono infatti catturati da un unico microfono posto in alto. Se vogliamo regolare l’equalizzazione dei piatti dobbiamo selezionare il canale “Overhead” sulla destra. Non si può equalizzare o comprimere ogni singolo piatto o ride, l’overhead li gestisce tutti, come negli studi professionali. E proprio come nella realtà, l’overhead può catturare anche le “infiltrazioni” di componenti come il rullante o la cassa ed ecco svelato il mistero del parametro “OH” di cui vi ho accennato sopra. Tramite esso potrete gestire l’ammontare di suono che entra nel microfono dell’overhead e la sua immagine stereo.

E il Room? Il Room cattura il suono panoramico della nostra batteria (e del nostro studio virtuale) nel suo insieme e può essere utilizzato per dare più spazio e naturalezza al suono finale.

Abbiamo poi, prima del Master, un altro curioso canale nominato Bus. E’ infatti noto che negli studi professionali si sdoppia l’uscita di alcuni pezzi (es. cassa, rullante e hit-hat), la si mixa insieme e la si modifica per poi rifarla entrare nel master (a volume più basso) insieme a quella non processata. Il canale bus rappresenta proprio questo, è di solito molto compresso, e viene utilizzato per dare più “botta” ai componenti selezionati, al loro rientro nel mix.

Selezionando il canale bus potremo decidere quali componenti mandare (e in quali quantità) in questo canale per essere compressi ed equalizzati a nostro piacimento.

Dal punto di vista dei suoni va precisato che essi sono naturali e quindi suoneranno male a chi è abituato all’ascolto di sample già processati. Ma come abbiamo visto, per processarli e farli suonare come vogliamo, abbiamo tutto quello che ci occorre.

Ogni componente ha poi numerosi sample diversi proprio per la gestione opportuna della velocity e ve ne renderete conto variandola (non viene gestito solo il volume, assolutamente).

Ulteriori chicche sono la presenza del parametro “buzz” del rullante e un algoritmo apposito per la gestione delle stoppate dei piatti. Semplicemente, dalla drum map, suonate un piatto e poi (prima che il suo suono finisca, ovviamente) attivate il relativo “choke” e la stoppata è fatta, al momento che volete. Il programma inserisce una rapida dissolvenza automatica, ed il suono è molto naturale a mio avviso.

Osservando la drum map noterete anche la possibilità di “colpire” il rullante o i tom al centro o all’estremità (rim shot), oppure l’hit-hat con diversi valori di apertura, o ancora il doppio colpo di bacchetta sui crash, la botta di mano destra o sinistra sul rullante, le stick… tutto!

Semplicemente fantastico. Niente da aggiungere, se non che lo staff ha promesso future espansioni e nuove funzionalità.

www.xlnaudio.com

Wild Hades





Guitar Rig 2 : Preset Heavy!

25 04 2007

Oggi giochiamo un pò con i moduli di Guitar Rig 2, al fine di creare un preset per un riffing tipicamente heavy.

Per prima cosa, parlando un pò del suono che si è cercato di ottenere, esordisco con lo specificare che mi sono orientato verso una pasta di matrice tipicamente silicia (quindi abbastanza privo del classico “calore” valvolare).

Ho fondamentalmente “splittato” il setup in due rig (uno per la cassa sx ed uno per quella dx), dando al primo una buona definizione sulle basse mentre al secondo un sound sicuramente più medioso. La risultante è una gradevole distorsione “fat” orientata verso i modelli “Hi-Gain” Californiani.

Bene, bando alle ciance ed andiamo subito a dare una sbirciata ai vari moduli di ambi i Rig.

  1. Rig – sx
  • Treble Booster – usato in funzione di exciter, utilissimo per dare alla testata un segnale più carico sulla gamma alta.

  • Stomp Compressor – usato per inviare alla testata un segnale continuo, senza però sopprimere troppo la dinamica. In questo caso, trattandosi di una parte groove, ho preferito ridurre drasticamente il sustain al fine di avere un suono più netto e pulito.

  • CAT – Sicuramente uno dei punti vitali del nostro rig, questo distorsore è in grado di esprimere al meglio la “cattiveria” di cui necessitiamo per il nostro suono. Come è possibile notare dalla figura sottostante, ho settato questo overdrive in modo da fargli generare un suono tipicamente “dark” con una buona definizione sulle basse (parametro “Filter“) lasciando cmq il tono abbastanza aperto.

  • Gain Booster – A volte il solo modulo Overdrive non basta .. e quindi per dar man forte al nostro CAT ho agguinto un 12dB di boost sul Gain.

  • Gratifier – Se il modulo CAT è la mente, questo è sicuramente il cuore del nostro sistema : la testata! Come dicevo sopra per questo “VST Experiment” mi sono orientato verso un suono fat ma tipicamente silicio, quindi quale soluzione migliore di far “saturare” i transistor di questa testata Hi-Gain?! Come è possibile notare dall’EQ, ho optato per il classico “schema a V”.

  • Cabinets & Mic – dulcis in fundo ecco un altro punto vitale del nostro sistema, il cabinet e la relativa microfonazione. Viste le premesse iniziali la scelta di ricadere su un 4×12 è praticamente obbligata, a cui si aggiunge un mic a condensatore (per enfatizzare le basse) posizionato in asse con il cono.

2.Rig – dx

Il rig inerente la cassa destra non differisce molto da quello relativo la cassa sx, le uniche differenze si trovano principalmente nei parametri dei moduli CAT – Cabinets & Mic.

  • CAT – In questo caso dovendo ottenere un suono più aperto, il controllo Filter è settato in modo da enfatizzare le frequenze medio-alte (debitamente corrette tramite eq accessibile dallo stesso modulo).

  • Cabinets & Mic – Uniche differenze in questo caso son semplicemente il panning e l’EQ più aperto.

Nota : l’ordine in cui son stati presentati i vari moduli coincide con l’ordine in cui questi sono alloggiati nel vostro rack.

Audio clip :

Heavy riffing (FL Studio 7 – Adobe Audition 2.0 – M-Audio Fast Track USB)

Mau





IK Multimedia Amplitube 2

25 04 2007

Iniziamo con una premessa: Amplitube 2 è, senza ombra di dubbio, uno dei migliori software di Amp Modeling in circolazione.

Mette a disposizione dell’utente, nell’ordine:

  • accordatore
  • 21 effetti a pedale
  • 14 testate
  • 16 cabinet
  • 6 microfoni
  • 12 effetti a rack

In più si ha la possibilità di gestire il proprio rig, utilizzando le varie combinazioni disponibili di sequenza (è anche possibile usare 2 rig totalmente separati contemporaneamente).

Molti componenti sono basati sulle caratteristiche tonali di modelli realemente esistenti (es. Tube Screamer, Mesa Dual Recto, Marshall JCM e Plexi, Fender Twin, ecc.) e ne emulano il comportamento in maniera molto degna. Sono anche presenti modelli validi creati dalla IK Multimedia.

Per quanto riguarda la sezione di amplificazione, va notata la possibilità di poter utilizzare tonestack e power amp differenti da quelli standard. E’ noto, infatti, che cambiando le bande di equalizzazione, oppure le valvole finali, la risposta sonora cambia in maniera sostanziale. Amplitube 2 è stato il primo software ad integrare questa funzionalità.

E’ possibile notare chiaramente la differenza tra un finale equipaggiato con EL34 ed uno con 6L6, vista soprattutto la possibilità di poter saturare il power amp mediante il potenziometro “volume” (il vero controllo del volume si trova in basso, “Master”), una funzionalità immancabile su una simulazione di amplificatori a valvole. E come c’è da aspettarsi, ad esempio, le EL34 saturano prima delle 6L6, come nella realtà, rispecchiando la notevole attenzione riservata a tutti i particolari di questo magnifico programma. Tutti i preamp hanno inoltre un sezione di riverbero a molla regolabile.

La sezione cabinet prevede moltissime combinazioni e 4 posizionamenti dei mirofoni (on/off axis, near/far) con un controllo per la “resonance” del cabinet stesso.

Sono previste casse 4×12, 4×10, 2×12, 2×10, 1×12, 1×8, 1×6 (alcune disponibili nelle configurazioni open back e closed back) e anche una 1×15 con cono per basso (è infatti presente anche una testata per basso nella sezione amp). Insomma le possibilità sono infinite.

Infine nella sezione a rack è possibile utilizzare un equalizzatore parametrico a 3 bande, un compressore valvolare e vari effetti digitali o analogici (flanger, chorus, delay, harmonizer, riverbero ed uno stereo enhacer per modificare l’immagine stereo del nostro suono finale).

I suoni che si possono ottenere con questo software sono decisamente buoni, anche per ritmiche metal potenti, precise e definite (in questo caso il nostro setup va configurato con pazienza, soprattutto la parte antecedente al preamp).

Tutti i moduli sono bypassabili, quindi Amplitube 2 è in grado di convivere perfettamente con qualsiasi altro VST nella nostra catena.

Qualche appunto: quando utilizzato come VST sembra avere al suo interno una specie di attenuatore che fa sì che il segnale entri nel preamp un po’ debolmente. Nessun problema comunque, basta regolare bene il volume di input e magari pre-processare il segnale della chitarra con qualche buon VST ed il gioco è fatto (evitate di esagerare col controllo “Gain” del preamp per compensare, altrimenti sacrificherete una notevole parte della definizione del vostro suono). Ultima ed unica vera pecca, la simulazione non ottimale della sezione cabinet/mic, evidente con l’utilizzo di configurazioni Off Axis e Far, dal suono a volte confuso ed eccessivamente distante. Troppo stridula, inoltre, la combinazione Modern Cab + Dynamic 57, con alti e presence a valanga e poco fedele alla realtà.

Vi ricordo che comunque il tutto è bypassabile, quindi tali problemi sono facilmente aggirabili.

www.amplitube.com

 
Metal Rythm (unprocessed guitars)

Wild Hades





FL Studio 7

23 04 2007

Nuova release per Image Line Software con la versione 7 del loro sequencer noto al grande pubblico con il nome di “Fruity Loops“.

Le novità introdotte in questa nuova release, che prende il nome di FL Studio, sono per la maggiore inerenti un’integrazione sempre più solida tra sequencer e ambiente completo di produzione musicale.

Il supporto allo standard VSTi / VST-fx risulta notevolmente migliorato, dando la possibiltà di utilizzare questo prodotto sia come host che come plugin (VSTi o DXi2) da utilizzare con il vostro sequencer di fiducia (VSTi in Cubase o Logic, Rewire in Sonar o Live ecc…).

Tra le nuove feature spiccano sicuramente :

  • Edison Wave Editor integrato con funzioni di spectral analysis, convolution reverb ecc…

  • Parametric EQ2EQ parametrico con funzionalità di mastering

In realtà le nuovità da citare sarebbero moltissime, come il supporto per il formato AIFF di Apple – la possibilità di utilizzare delle sorgenti di input ASIO – il nuovo FPC (plugin integrato per le drum-sym) – ma dovrei dilungarmi enormemente (molto meglio testarle con mano con una demo del prodotto, reperibile dal sito ufficiale).

http://www.fruityloops.com/

http://demo.flstudio.com/

Mau





Simulanalog GuitarSuite

23 04 2007

GuitarSuite è un pacchetto di VST sviluppato per fini di ricerca da un gruppo di esperti di DSP. E’ completamente free, il che fa sì che sia molto indicato per iniziare a conoscere il mondo dell’Amp Modeling.

Questo programma è stato sviluppato esclusivamente per l’utilizzo come VST, non presenta quindi la versione stand-alone. L’interfaccia grafica è molto semplice, in quanto non è stata sviluppata: GuitarSuite si appoggia all’interfaccia grafica della DAW su cui viene eseguito.

Come è possibile notare dalla figura sopra (che rappresenta l’intefaccia grafica di questo VST eseguito su Cubase), GiutarSuite simula vari componenti:

  • Boss DS-1 (Distortion stompbox)
  • Boss SD-1 (Super Overdrive stompbox)
  • Tube Screamer (Overdrive stompbox)
  • Oberheim PS-1 (Phaser stompbox)
  • Univox Univibe (Modulations stompbox)
  • Fender Twin 1969 (Guitar amplifier)
  • Marshall JCM900 Dual Reverb (Guitar amplifier)

Rispetto ai moderni software di amp modeling, i componenti sono pochi, ma combinandoli si può ottenere una buona versatilità.

Questo pacchetto è in grado di coprire degnamente tutti i generi musicali, come si può ascoltare dai sample sul sito ufficiale, compresi i più estremi.

L’emulazione del jcm900 (sulla quale mi sono soffermato di più) è decisamente ben fatta, con 2 canali ad equalizzazione condivisa e riverberi separati. Di certo da solo non arriva ad avere una distorsione abbastanza corposa per generi metal, ma con un Tubescreamer o un altro dei tre pedali distorsori disponibili di fronte all’amp sul canale crunch (channel B), si ha a disposizione tutto il gain che si desidera ed un suono molto più ‘moderno’. E’ ovvia la necessità di un notevole lavoro di post-equalizzazione/compressione, ma il suono di partenza è buono.

Decisamente ben realizzata anche la simulazione della cassa (suppongo una 4×12 dal suono) che ha però il difetto (l’unico di questo pacchetto, a mio parere) di non poter essere cambiata o (soprattutto) disattivata. Un vero peccato.

In conclusione, nonostante tale software sia piuttosto vecchio, se usato in maniera intelligente e con un po’ di pazienza, è ancora in grado, nel suo piccolo, di tener testa ai software di ultima generazione e, perchè no, collaborare con loro nella catena VST. Gli sviluppatori asseriscono che questo programma simula TUTTI i componenti all’interno degli strumenti originali, con un valore di errore che si aggira attorno ai -40 db. E non è stato sviluppato a fini di lucro, quindi tale affermazione potrebbe anche essere vera.

Da provare. Con pazienza.

http://www.simulanalog.org/

Audio clip:
Metal Rythm (unprocessed guitars, JCM900 + Tube Screamer).

Wild Hades