Umanizzare le tracce di batteria

16 05 2007

Il classico problema che si presenta durante le produzioni musicali digitali (fatta a volte eccezione per produzioni industrial/elettroniche), è la ricerca di dinamiche il più possibile realistiche, soprattutto per uno strumento come la batteria.
Questo è dovuto al fatto che si devono necessariamente utilizzare sample audio già pronti, quindi con poche possibilità di variazione della dinamica e il suono risultante troppo meccanico e preciso.

E’ possibile superare questo problema?

Con i software di batteria ad oggi in circolazione (ad esempio EZ Drummer, Addictive Drums, Battery), la risposta è sì.

Infatti essi supportano la possibilità di controllare la dinamica dei suoni tramite la velocity e soprattutto supportano il multisample. Vediamo di analizzare questi due aspetti.

  • Velocity

La velocity è un parametro MIDI che rappresenta il valore (quantizzato da 0 a 127) di “pressione” di una nota. Per sfruttare questo parametro è sufficiente inserire la nota nel piano roll e poi variare la velocity (solitamente delle barre verticali di altezza variabile, presenti nella parte bassa del piano roll). Ovviamente più il valore sarà alto, più alto sarà il volume della nostra nota.

Questo però non è sufficiente per avere dinamica realistica, in quanto avremmo semplicemente lo stesso suono a volumi diversi. Ed è qui che subentra il “multisample”.

  • Multisample

Molti drum software attuali supportano il multisample, ovvero la possibilità di utilizzare per uno stesso componente (ad esempio il rullante) più wave sample registrati in maniera differente, con dinamiche diverse (posizione del colpo, forza, impugnatura della bacchetta, ecc.).

Programmi come Battery offrono piene potenzialità per l’utilizzo di diversi sample sullo stesso componente. E’ infatti possibile associare sample diversi a velocity diverse, in modo che a seconda della forza del colpo (ovvero a seconda del valore della velocity settato) il sample utilizzato sia differente, e non semplicemente lo stesso cambiato di volume.

EZ Drummer supporta invece la funzione “Humanize” che esegue in maniera automatica cio che è stato descritto precedentemente. Infatti i set di EZ Drummer contengono tantissimi sample con diverse dinamiche e sfruttandoli al massimo si ottengono risultati miracolosi in cui è pressochè impossibile dire che si tratti di un software.

Addictive Drums, allo stesso modo, “umanizza” per default con tantissimi sample diversi (a meno che non viene attivata la funzione “Single Sample” su un determinato componente, che bypassa il multisample e varia solo il volume del suono in base alla velocity) anche a velocity uniforme (figurarsi con variazioni di velocity…).

L’effetto principale di questi due aspetti è udibile soprattutto sulle rullate, in modo da evitare il classico effetto “mitragliatrice” , decisamente fastidioso.

Un altro trucco sta nell’aumentare al massimo la quantizzazione degli intervalli (1/32, 1/64, ecc.) per poi inserire qua e là delle piccolissime sbavature temporali sulle note, in modo che non risultino chirurgicamente allineate al metronomo, ma con una piccola percentuale di errore che è inevitabile per qualsiasi batterista.

A presto alcuni sample di confronto

Wild Hades

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11 responses

17 05 2007
vcambareri

Sarebbe piuttosto molto interessante, a proposito di errore, riuscire a programmare un preset logico che applichi un errore gaussiano (il più frequente nelle nostre approssimazioni dei fenomeni naturali) entro una certa percentuale della dinamica. Risolverebbe un bel pò di problemi…certo poi c’è da andare a ripulire gli accenti che vanno preservati puliti. Lasciatemi rimanere dell’idea che la cosa migliore è un breath controller (un mio contatto ha fatto un video didattico in proposito).
A presto, sperando che io riesca a concludere quanto prima l’ultima recensione e liberarmi dai miei oberanti impegni universitari.

17 05 2007
Mau

Si, l’idea di sfasare leggermente la quadratura ritmica introducendo un errore normale (non son sicuro che questa sia la distribuzione migliore per rappresentare gli errori .. anche perchè in questo modo avremmo una grossa concentrazione di errori distribuita su un range limitato .. secondo me rende meglio l’exp neg. 😉 ) renderebbe sicuramente più “umano” il sample generato .. però la domanda che mi pongo è .. questo “quanto” casuale di imperfezione è strettamente necessario? 🙂

17 05 2007
vcambareri

Pardon, ho voluto sovrapporre due ipotesi diverse, una più concreta (un random entro un certo range di dinamica) l’altra più matematica (l’errore gaussiano non sullo scarto ma sull’evento in sè). Ci ragionerò meglio in questi giorni.

22 05 2007
Andrea

Dalla mia esperienza però l’errore sul tempo è molto meno efficace della grande resa dinamica. Cioè sfruttare appieno le potenzialità del multilayer paga molto di più in termini di “umanizzazione” dello spostare i campioni.
Per chi è alle prime armi può anche essere fuorviante questo richiamo alla casualità dei colpi e delle dinamiche. E’ vero che in un pezzo in cui il batterista vuole suonare il rullante sempre nello stesso modo c’è un piccolissimo errore di punto colpito (pitch) e di dinamica usata (piccola varianza), ma è altrettanto vero che nella stragrande maggioranza dei casi le variazioni dinamiche e di timbro sono ricercate. Altre tecniche, come l’anticipare il colpo di cassa rispetto al beat come a “rallentare” il tempo, sono molto usate nel metal e non sono riproducibili dando un errore alla posizione del colpo di cassa. Per programmare bene la batteria bisogna imparare ad ascoltare i batteristi veri e capire cosa fanno. 😉

Insomma, sono convinto che mettere i campioni giusti al millesimo di secondo ma con grande dinamica renda la batteria già molto verosimile.

Andrea

22 05 2007
wildhades

Nessuno ha asserito il contrario, l’errore sul tempo è una ulteriore finezza e non potrà in alcun modo sostituire l’utilizzo delle variazioni di velocity ed il multisampling, contando anche il fatto che per l’orecchio umano risulta difficilissimo (se non impossibile) avvertire errori dell’ordine del sessantaquattresimo o del trentaduesimo su tempi abbastanza elevati.
Ciò che dici sulle le rullate è vero, ma non riguarda errori temporali, bensì variazioni dinamiche (come da te scritto), la cui importanza (fondamentale ed IMPRESCINDIBILE ) è trattata in tutto questo articolo.

22 05 2007
Mau

Consideriamo inoltre che quando si parla di sfasare la quadratura ritmica si ragiona per “quanti”, quindi entità di tempo infinitesimali e del tutto naturali per un musicista.

Il discorso da fare secondo me è relativo al fatto se questa ulteriore umanizzazione sia o meno necessaria, visto che come ricordava il mio collega l’orecchio umano non riuscirebbe in ogni caso a distinguere questi “ritardi/anticipi”.

Discorso molto interessante cmq questo! 😉

23 05 2007
vcambareri

Lo spostamento nel tempo dei campioni come introduzione di un ulteriore errore è da considerarsi un surplus.
Posto che comunque ci si muove sull’ordine di ben pochi millisecondi – perchè l’effetto sia presente seppure impercettibile, è ovvio che l’aleatorietà desiderabile è sulla dinamica del colpo più che sul tempo.
Gran parte dei campioni, come già ampiamente detto dai miei colleghi, ha più di un campione per un singolo livello di dinamica. Perciò, per quanto si rimanga nel range 0-127 permesso dal midi, si riescono a sfruttare saggiamente i livelli introducendo multicampioni.

A tale proposito, avevo menzionato la possibilità di introdurre secondo una certa legge di distribuzione un parametro aleatorio che potesse variare la dinamica dei campioni a livello sub-velocity, ovvero dato un 95 per esempio, poter variare la dinamica casualmente all’interno di un certo range che separa 94 da 96.

Sicuramente un’adeguata modellazione matematica del pezzo sarebbe più consona, interessante e soprattutto più parsimoniosa in termini di risorse. Per ora nessuno (o quasi, c’è qualche midi fx che corregge un pochino le dinamiche ma nulla di rilevante – o musicalmente riuscito al di là del tentativo) si è preso la briga di sviluppare algoritmi troppo complessi per umanizzare la performance.

Del resto, se affrontiamo i mezzi che ci sono dati a disposizione, con un bel pò di tempo, pazienza, tecnica e orecchio si possono ottenere risultati fantastici con EZDrummer (che conosco decisamente meglio) o Addictive Drums, ma soprattutto con librerie più impegnative quali le Toontrack livello top. In ogni caso, lasciatemi dire che in un intero progetto difficilmente riuscirò a tenere aperta per modifiche la batteria. La DFH Superior di Toontrack ha dei consumi di risorse proibitivi, oltre a richiedere una precisione maniacale per rendere una buona batteria. In un certo senso stiamo lamentando non tanto il bisogno di umanizzazione, ben possibile al prezzo della propria pazienza – nonchè tempo, quanto piuttosto un minimo di automazione logica del processo, cosa tutt’altro che banale.

A questo proposito era interessante Jamstix della Rayzoon, prodotto che vi consiglio di provare perchè merita nonostante sia tutt’altro che risolutivo. Jamstix è in grado di costruirsi dei beat a partire dalla dinamica del midi o dell’audio in ingresso, muovendosi in un certo stile. Sarebbe bello avere accesso al codice, per capire la logica con cui hanno ragionato i programmatori.

Saluti e a presto,
VC.

24 05 2007
Andrea

Io non volevo contraddire nessuno, nè asserire che l’articolo fosse poco chiaro. Ho visto coi miei occhi gente spostare campioni fuori griglia e considerare meno l’aspetto dinamico, quindi volevo solo puntualizzare che il peso delle due tecniche per il fine di cui si tratta qui (umanizzare) è molto diverso.
Volevo segnalare che anche Jazz++ MIDI Sequencer (free, scaricabile Link) ha un sistema per rendere aleatoria sia la dinamica che il tempo… è buona l’idea, così così la resa.
Ciao!
Andrea

24 05 2007
Mau

Ottime ambo le segnalazioni (Jamstix e Jazz++), le proverò sicuramente! 😉

28 05 2007
vcambareri

Sto lavorando un pochino con l’EZDrummer, provate i grooves spostandoli su una traccia MIDI del vostro sequencer e date un’occhiata a come sono costruiti: è una vera miniera poter attingere da questi loop midi per mettere insieme delle dinamiche proprie. Oltretutto usano esattamente tutto ciò che abbiamo menzionato, dalle variazioni minime in verticale (dinamica) allo spostamento in orizzontale (tempo)…fantastico! Da provare!

7 06 2007
Gabs

Altro argomento molto interessante e di largo respiro. Per il momento ho utilizzato più la sfasatura temporale “increspando” la linea del beat di programmi come Cubase direttamente col mouse. Impercettibili alti e bassi sulla linea temporale, difatti e come già detto, danno quel naturale ritardo-anticipo sul click che ogni battersita ha in misura differente e sempre più tendente (ma mai) allo zero.
Univo fino ad ora questa soluzione alla Velocity, ignorando che Battery supportasse il Multisample, che ancora non mi è perfettamente chiaro come si programmi ma credo che imparerò…
Grazie, non se ne sanno mai abbastanza.

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