Tutorial: come creare una risposta impulsiva da un cabinet

14 12 2007

Su queste pagine abbiamo già parlato dell’utilizzo delle risposte impulsive come simulazioni di casse e microfoni. Ora vedremo come catturare tali risposte impulsive da sistemi hardware, in particolare da cabinet per amplificatori.

A tal proposito impareremo ad utilizzare un software molto utile e ben fatto, Voxengo Deconvolver, di cui è possibile scaricare la copia dimostrativa dal sito ufficiale. L’unica limitazione della versione demo di questo prodotto, è che si possono deconvolvere un massimo 3 risposte impulsive per sessione, dopodichè sarà necessario riavviare il programma.

 Voxengo Deconvolver è una utility piuttosto semplice, con molte funzioni interessanti, e fornisce tutti gli strumenti necessari al nostro scopo.

Innanzitutto ci servirà un Test Tone, ovvero un segnale da far passare attraverso il nostro sistema hardware di cui intendiamo catturare la risposta impulsiva.

Generalmente viene usato un segnale sine-sweep come Test Tone, e Voxengo Deconvolver ci permette di crearlo con estrema semplicità: cliccate su “Test Tone Gen” ed inserite i parametri del vostro sine-sweep, preferibilmente 24 bit, 96 KHz, 12 sec. Deconvolver creerà il vostro segnale in formato .wav con i parametri da voi selezionati.

Oltre al Test Tone ci occorre il Processed Test Tone, che è semplicemente il Test Tone passato attraverso il nostro hardware e nuovamente registrato. Il Processed Test Tone dunque, conterrà l’equalizzazione e l’eventuale riverbero del nostro sistema catturato.

Facciamo un esempio pratico: vogliamo creare la risposta impulsiva di un cabinet.

Dobbiamo dunque spedire il Test Tone attraverso il cabinet e registrare con un microfono ciò che esce dal cabinet stesso.

Semplicemente, quindi, posizioniamo un microfono davanti al nostro speaker e colleghiamo il microfono (con preamplificatore) al nostro PC, in quanto vogliamo registrare ciò che riceve.

Come inviamo il Test Tone al cabinet? Semplicemente collegando l’uscita di un nostro dispositivo di riproduzione contenente il Test Tone (quale può essere la scheda audio di un PC, un lettore CD/MP3, ecc.) all’amplificatore collegato al cabinet.

Ricordate che la risposta impulsiva contiene l’equalizzazione dell’intero sistema, quindi, se volete catturare il suono di un cabinet, non passate per il preamp dell’amplificatore, ma collegatevi direttamente al finale.

Una volta collegato il dispositivo di riproduzione al finale (collegato al cabinet), attiviamo la registrazione del microfono e inviamo il nostro Test Tone. Ciò che il microfono catturerà sarà il nostro Processed Test Tone.

Ricordatevi di registrare con lo stesso sample rate del Test Tone (ovvero se avete creato un Test Tone a 96KHz, registrate a 96KHz, non a 48KHz o 44.1KHz, o il procedimento non funzionerà!).

Dicevamo sopra, che la risposta impulsiva contiene l’equalizzazione dell’intero sistema, per cui, nel nostro caso, il Processed Test Tone conterrà l’equalizzazione del finale, del cabinet e del microfono. E’ quindi impossibile catturare la risposta in frequenza della sola cassa, in quanto necessitiamo di registrare con un microfono per ottenere il Processed Test Tone. Anche l’equalizzazione del finale sarà coinvolta, dunque, ma ciò può essere ovviato utilizzando finali Hi-Fi. Vi ricordo che, come sempre in musica, le soluzioni Low-Fi possono portare i risultati migliori. Quindi non abbiate paura ad utilizzare un finale a valvole magari, potreste ottenere risultati migliori che utilizzando un sistema Hi-Fi.

Dunque ora abbiamo il Processed Test Tone, quindi riapriamo il nostro Voxengo Deconvolver, selezioniamo come Test Tone il sine-sweep creato in precedenza e come File To Process il nostro Processed Test Tone.

Una nota fondamentale (tratta dal manuale di Voxengo Deconvolver) : quando esportate il Processed Test Tone come .wav (in un file mono, possibilmente), aggiungete sempre un piccolo istante di silenzio alla fine del segnale. Un secondo è più che sufficiente. Se non lo fate Deconvolver non riuscirà a creare la risposta impulsiva.

Fatto questo, nella parte bassa dell’interfaccia del programma, dobbiamo scegliere i parametri di creazione della nostra risposta impulsiva: solitamente io utilizzo bit depth 24, e metto il check solo su Normalize to -0.3db. Se volete, provate a selezionare anche MP Transform, in quanto, da come asserito sul manuale del software, potrebbe dare dei risultati più realistici. Sperimentate in ambo i modi, dunque.

Cliccate ora su Process ed il gioco è fatto: verrà creato un nuovo file .wav con suffisso “_dc” (a meno che non abbiate disattivato l’inserimento del suffisso dal programma). Quella è la nostra tanto agognata risposta impulsiva.

Se avete fatto tutto bene, aprite il file con un riproduttore musicale e sentirete solo un brevissimo “click“. Se aprite il file con un wave-editor (tipo Audacity) dovreste vedere una piccola onda che si smorza rapidamente fino a diventare silenzio.

Collegate la vostra chitarra al PC, aprite il vostro Amp Sim preferito sul vostro Host, disattivate la cassa, aprite Voxengo Boogex dopo l’Amp Sim e caricate questo file al suo interno (andatevi a leggere l’articolo precedente se non capite di cosa sto parlando).

Suonate… se il suono è come quello di una cassa microfonata avete fatto tutto bene. Se quando smettete di suonare avvertite un fastidioso delay o degli strani comportamenti stile flanger, è del tutto normale: aprite la risposta impulsiva con un wave-editor e tagliate la coda non appena le oscillazioni dell’onda terminano, rendendolo molto breve. Salvatelo e ricaricatelo su Boogex. Questo risolverà il fastidioso problema.

In ultimo… condividete le vostre risposte impulsive!

Wild Hades

Annunci




Matching Equalization

23 09 2007

Sarà capitato a tutti di ascoltare un album e pensare “che bel suono questa chitarra… vorrei avere un suono di questo tipo…” per poi andare a suonare settando il proprio amplificatore in modo che risulti il più possibile simile a quel particolare tipo di timbro.

La tecnica del Matching Eq ci permette di fare un passo vanti in questo tipo di situazioni, in maniera molto semplice.

Il principio base di questa tecnica, è quello di far corrispondere lo spettro di frequenza del nostro suono, con quello del suono ricercato.

Avremo quindi essenzialmente bisogno di due fonti sonore su cui agire: l’originale, di cui cattureremo lo spettro di frequenza, e la nostra, alla quale applicheremo un’equalizzazione in grado di “matchare” lo spettro originale.

Va ricordato che il suono di uno strumento è composto da varie armoniche e che a seconda del riff suonato, ad esempio, lo spettro di frequenza può risultare drasticamente differente (provate a paragonare lo spettro di un assolo e quello di una ritmica, entrambi suonati con la medesima strumentazione e settaggi… la differenza risulterà notevole). Tutto questo per spiegare un concetto semplice ed importante: la tecnica del Matching Eq deve essere applicata a sorgenti sonore contenenti la stessa sequenza di note (…o più semplicemente su riff identici).

Un esempio pratico: nell’immagine sottostante potete vedere gli spettri di due segnali. La curva azzurra è il nostro segnale di partenza (il nostro suono), mentre la curva rossa rappresenta il segnale a cui vogliamo arrivare. I due segnali sono stati inseriti su due tracce differenti, una con panning 100% destra, l’altra 100% sinistra

Potete notare che le differenze sono poche, per via del fatto che è stato utilizzato il reamping, quindi i due riff risultano perfettamente identici. L’unica differenza è che il rosso è stato processato con un pedale analogico, l’Harmonic Converger.

Dobbiamo quindi modificare l’equalizzazione del nostro segnale per eseguire il matching. Quale strumento utilizzare? E’ ovvio che potremmo utilizzare qualsiasi equalizzatore parametrico a varie bande, monitorando lo spettro per vedere quand’è che i due segnali coincidono, ma questo potrebbe richiedere tantissimo tempo a seconda dello strumento utilizzato e della sua precisione.

Ci viene incontro a questo punto un VST sviluppato, tra le altre cose, anche per il Matching Eq, ovvero Voxengo Curve EQ, potentissimo tool di equalizzazione che dispone di ben 60 bande totalmente indipendenti.

Carichiamo questo VST nel nostro master channel e mettiamo in “SOLO MODE” la traccia che contiene il segnale di cui vogliamo “rubare” lo spettro per poi applicarlo al nostro. Mettiamo in loop tale segnale per poi premere il pulsantino “C” in basso a sinistra del nostro tool. A questo punto verrà visualizzato lo spettro che stiamo cercando, che si muoverà notevolmente all’inizio per poi stabilizzarsi sul valor medio.

Una volta che lo spettro si sarà stabilizzato, premiamo il tasto “S”, che sarà comparso al posto del tasto “C” dopo la sua pressione.

Ora abbiamo lo spettro medio del segnale a cui vogliamo arrivare (potrete anche salvarlo su file).

Disattiviamo il “SOLO MODE” sulla traccia del segnale di arrivo ed attiviamolo sulla traccia del nostro segnale di partenza. Mettiamo nuovamente in loop il segnale e premiamo “M” su Voxengo Curve Eq. Avremo a questo punto varie possibilità: il tool ci chiederà con quale precisione eseguire il matching. Selezioniamo “Match, 60 bands” per avere la precisione massima.

Vedremo di nuovo lo spettro del nostro segnale materializzarsi, lo lasceremo stabilizzare per poi premere “S”. Il gioco è fatto: abbiamo l’equalizzazione che trasforma il nostro spettro nello spettro del segnale a cui puntavamo.

Salviamoci il preset di tale equalizzazione, chiudiamo Voxengo Curve Eq sul master channel ed apriamolo come insert sul canale che contiene il nostro segnale, ricaricando il preset salvato. Riattiviamo la traccia del segnale a cui volevamo arrivare e andiamo a confrontare nuovamente i due spettri per vedere se effettivamente sono più simili.

Serve aggiungere altro?

Nostro Segnale
Segnale Desiderato
Matching Eq

Wild Hades





Swell e Delay : Effetto Violino

29 04 2007

L’Experiment di cui trattiamo oggi consiste nella creazione di un preset in Guitar Rig 2 che enfatizzi, tramite delay usato in ping-pong stereo, le parti eseguite con la tecnica dello Swell.

Questo effetto, conosciuto alla popolazione della sei corde con il nome di Volume Swell (o violining), consiste fondamentalmente nel produrre – (tramite potenziometro del volume) – un attacco iniziale della nota molto graduale, (smooth attack), al fine di emulare quello tipicamente generato dai violinisti tramitie l’uso dell’archetto.

Un esempio classico dell’argomento che stiamo trattando è “Echo Etude” registrato nel video didattico per REH dal guitar hero svedese Yngwie J. Malmsteen.

Bene, ora che le presentazioni iniziali son state fatte, andiamo subito a vedere come modellare il nostro rack-fx :

  • Treble Booster – usato, insieme al compressore di cui parleremo più avanti, per enfatizzare le frequenze alte anche a volumi molto ridotti.

  • Plexi – necessitando di un lead molto “pulito” e dovendo evitare che la naturale compressione – generata da una distorsione con una quantità di gain troppo elevata – incidesse negativamente sul suono finale, ho scelto di usare la simulazione della storica testata di casa Marshall.

  • Cabinets & Mics – in questo modulo ho scelto di usare un cabinet con una buona EQ e definizione globale, microfonando il tutto con un mic a condensatore per avere un risposta in frequenza non troppo “acida” sulla gamma alta (già sufficientemente enfatizzata via Treble Booster ed EQ).

  • Compressor – dal momento che la dinamica dell’attacco gioca un ruolo fondamentale, questo modulo va usato con molta sapienza : deve comprimere ma allo stesso tempo esser rispettoso degli attacchi graduali. Per questo motivo ho scelto di usare una compressione molto “soft” con un attacco abbastanza lungo e un rilascio quasi immediato.

  • Tremolo -usato per generare un “pulse” di ampiezza periodica sul nostro segnale, ed al relativo effetto ping-pong stereo (“stereo pan“).

  • Delay – cuore vero e proprio del nostro RIG, questo modulo si occupa di generare un segnale “ritardato” nel tempo. Ho scelto di avere pochissimo feedback per preservare un suono abbastanza “netto”, anche nella controparte generata dal delay. Il “time” di questo modulo è settato per iniziare a lavorare dopo circa 2/4 (il sync avviene tramite metronomo o tap) dall’inizio del nostro lick.

Come al solito i vari moduli sono mostrati nell’ordine esatto in cui vanno inseriti nel rack-fx, anche se nulla vieta di sperimentare nuove soluzioni permutandone l’ordine.

Sample Audio : Swell lick

Mau





Risposta impulsiva

27 04 2007

Ora vedremo di analizzare (senza entrare troppo nello specifico, evitando l’analisi matematica) l’utilizzo della risposta impulsiva nell’ambito dell’home recording.

Cos’è la risposta impulsiva? Semplicemente rappresenta la risposta di un sistema (in condizioni iniziali nulle), quando al suo ingresso viene inviato un impulso. Un impulso, nel campo analogico, è un particolare tipo di segnale caratterizzato da lunghezza temporale nulla e ampiezza infinita. Nel campo digitale è invece un segnale di lunghezza temporale nulla (idealmente nulla, nella realtà prossima allo zero) e di ampiezza pari a 1. E’ detto impulso di Dirac.

Quando inviamo un impulso in ingresso e registriamo l’uscita, quest’ultima contiene moltissime informazioni sul sistema, tra cui la sua risposta impulsiva. Possiamo dire che l’uscita di un sistema lineare e permanente è uguale all’ingresso convoluto (la convoluzione è un’operazione matematica riguardante gli integrali) con la sua risposta impulsiva.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’home recording? Immaginate di avere un sistema costituito da cassa e microfono, per registrare la chitarra. Invece di utilizzare complicati algoritmi matematici che simulino il comportamento dei coni e del microfono, potremmo prendere la risposta impulsiva di tale sistema ed usarla per modellare il segnale d’uscita di una testata al fine di renderlo molto simile a quello di una cassa microfonata.

Come ottenere questa risposta impulsiva? Quello che ci serve è un power amp in grado di amplificare un impulso e mandarlo alla cassa, per poi registrare il suono che ne esce con un microfono.

Ci serve poi un software in grado di interpretare la nostra uscita per modificare il segnale, ovvero in grado di effettuare la deconvoluzione, per poi fare convoluzione tra la risposta impulsiva e il segnale di ingresso (che non sarà più un impulso, ma il segnale uscente da una testata ad esempio). In rete sono disponibili diverse risposte impulsive di svariati cabinet e microfoni (notare che non è possibile catturare la risposta della sola cassa, in quanto avete necessariamente bisogno di un microfono per registrarla). Per interpretare questi file wave come risposte impulsive possiamo utilizzare un VST free: Voxengo Boogex.

Basta settare tutti i suoi parametri a 0db o 0%, e i due più in basso (Dry Pre Cab e Dry Post Cab, ovvero l’uscita non processata dal VST) a -inf.

A questo punto, dopo aver attivato il pulsante “Speaker Cabinet Impulse Response“, premiamo “File” e carichiamo il file wave rappresentante la risposta impulsiva che ci interessa (es. una 4×12 con Vintage30 microfonata con uno Shure SM57 sull’asse, un classico). Tutto qua. Da ora qualsiasi segnale passante per il nostro VST risulterà processato come se passasse attraverso la nostra cassa e fosse registrato dal nostro microfono.

Va fatta una precisazione: la risposta impulsiva è in grado di catturare solo effetti lineari (es. equalizzazione, riverbero), non è fisicamente in grado di catturare effetti non lineari (es. distorsione). Scordatevi di avere la distorsione di un Mesa Dual Rectifier catturandone la risposta impulsiva. Avrete solo la risposta in frequenza di esso.

Comunque vi assicuro che con delle buone risposte impulsive, i risultati della simulazione cab+mic sono stupefacenti.

Questa tecnologia viene da tempo utilizzata nell’amp modeling, il problema è che le risposte impulsive utilizzate dai produttori software fanno pena, molto spesso.

Ecco due sample di confronto con Guitar Rig 2. Le chitarre non sono processate, il preset è il medesimo. Nel secondo clip è stata disattivata la sezione cab di Guitar Rig ed è stato inserito Voxengo Boogex per caricare le risposte impulsive. La cassa usata su GR è una 4×12 Mesa con un SM57. La risposta impulsiva usata su Voxengo Boogex è anch’essa di una 4×12 Mesa microfonata con un SM57, proprio per rendere il test confrontabile.

 
Guitar Rig with Cab
 
GuitarRig no cab + IR

Wild Hades





Guitar Rig 2 : Preset Heavy!

25 04 2007

Oggi giochiamo un pò con i moduli di Guitar Rig 2, al fine di creare un preset per un riffing tipicamente heavy.

Per prima cosa, parlando un pò del suono che si è cercato di ottenere, esordisco con lo specificare che mi sono orientato verso una pasta di matrice tipicamente silicia (quindi abbastanza privo del classico “calore” valvolare).

Ho fondamentalmente “splittato” il setup in due rig (uno per la cassa sx ed uno per quella dx), dando al primo una buona definizione sulle basse mentre al secondo un sound sicuramente più medioso. La risultante è una gradevole distorsione “fat” orientata verso i modelli “Hi-Gain” Californiani.

Bene, bando alle ciance ed andiamo subito a dare una sbirciata ai vari moduli di ambi i Rig.

  1. Rig – sx
  • Treble Booster – usato in funzione di exciter, utilissimo per dare alla testata un segnale più carico sulla gamma alta.

  • Stomp Compressor – usato per inviare alla testata un segnale continuo, senza però sopprimere troppo la dinamica. In questo caso, trattandosi di una parte groove, ho preferito ridurre drasticamente il sustain al fine di avere un suono più netto e pulito.

  • CAT – Sicuramente uno dei punti vitali del nostro rig, questo distorsore è in grado di esprimere al meglio la “cattiveria” di cui necessitiamo per il nostro suono. Come è possibile notare dalla figura sottostante, ho settato questo overdrive in modo da fargli generare un suono tipicamente “dark” con una buona definizione sulle basse (parametro “Filter“) lasciando cmq il tono abbastanza aperto.

  • Gain Booster – A volte il solo modulo Overdrive non basta .. e quindi per dar man forte al nostro CAT ho agguinto un 12dB di boost sul Gain.

  • Gratifier – Se il modulo CAT è la mente, questo è sicuramente il cuore del nostro sistema : la testata! Come dicevo sopra per questo “VST Experiment” mi sono orientato verso un suono fat ma tipicamente silicio, quindi quale soluzione migliore di far “saturare” i transistor di questa testata Hi-Gain?! Come è possibile notare dall’EQ, ho optato per il classico “schema a V”.

  • Cabinets & Mic – dulcis in fundo ecco un altro punto vitale del nostro sistema, il cabinet e la relativa microfonazione. Viste le premesse iniziali la scelta di ricadere su un 4×12 è praticamente obbligata, a cui si aggiunge un mic a condensatore (per enfatizzare le basse) posizionato in asse con il cono.

2.Rig – dx

Il rig inerente la cassa destra non differisce molto da quello relativo la cassa sx, le uniche differenze si trovano principalmente nei parametri dei moduli CAT – Cabinets & Mic.

  • CAT – In questo caso dovendo ottenere un suono più aperto, il controllo Filter è settato in modo da enfatizzare le frequenze medio-alte (debitamente corrette tramite eq accessibile dallo stesso modulo).

  • Cabinets & Mic – Uniche differenze in questo caso son semplicemente il panning e l’EQ più aperto.

Nota : l’ordine in cui son stati presentati i vari moduli coincide con l’ordine in cui questi sono alloggiati nel vostro rack.

Audio clip :

Heavy riffing (FL Studio 7 – Adobe Audition 2.0 – M-Audio Fast Track USB)

Mau





Vst Experiment : Presentazioni!

23 04 2007

Vst Experiment nasce come blog dedicato a tutti gli appassionati di Digital Recording che vogliono conoscere e condividere le loro esperienze e conoscenze in merito a questo argomento.

Tratteremo vari temi, tra cui l’argomento VST / VSTi – l’intergrazione di questi nei principali Host – l’uso dei Sequencer – l’Amp Modeling ed in generale qualsiasi cosa possa essere inerente il Digital Recording.

Bene, a presto su queste pagine

Vst Experiment