Arturia Moog Modular V

13 07 2007

La francese Arturia è una fiorente software house che domina da anni il mercato dei sintetizzatori virtuali, forte di un’accattivante linea di emulazioni vintage. Fra queste vi sono cloni dei mitici Minimoog Model D, ARP 2600, Yamaha CS80, senza dimenticare i prodotti più recenti: Prophet VS, Jupiter 8V e il visionario Origin, sistema semi-modulare che integra su hardware DSP dedicato i modelli software di oscillatori, filtri e quant’altro dei plug-in ad oggi rilasciati.

In questa schiera di ottimi applicativi si colloca Moog Modular V, una riproduzione del sintetizzatore modulare che rivoluzionò per sempre la musica moderna: il Moog Modular System.

Ad un primo impatto, l’interfaccia utente è grandiosa: la sensazione è quella di trovarsi davanti al quadro comandi della macchina Enigma. C’è tutto quel che Keith Emerson usava dal vivo: cavi penzolanti multicolore, possibilità di routing del segnale apparentemente infinite, una pila di moduli molto simili agli originali; il tutto racchiuso in una grafica elegante, virtual vintage. Una vera festa per gli occhi.
Ma veniamo ai suoni.

Keyboard Mode

Scorrendo i preset monofonici, possiamo provare fin da subito di che pasta è fatto questo strumento. Seppure alcune patch siano tutt’altro che accattivanti, emerge da subito un sound reminiscente del mitico Moog, che abbiamo sentito brillare sulle pietre miliari del rock settantiano.

Sicuramente meno convincenti sono i preset polifonici: osando qualche nota di troppo, l’indicatore di utilizzo della CPU balza a percentuali preoccupanti, inaffrontabili se si lavora in un progetto insieme ad altre istanze in background.
In alcuni casi limite, questo problema di gestione delle risorse si riscontra anche solo suonando patch monofoniche. Piuttosto inaccettabile, quando sarebbe auspicabile poter lavorare con tre istanze contemporaneamente.

Questa pecca grava molto sulla qualità complessiva del prodotto.
Sicuramente, l’uso massiccio della CPU è qualcosa di comune a molti dei sistemi software modulari, fra cui il ben più complesso Reaktor, Tassman e tanti altri.
Se non altro, però, i suddetti lasciano così tanti gradi di libertà da giustificare l’occupazione di risorse utili – quando a confronto il prodotto Arturia offre un milionesimo delle possibilità.

Oscillatori, Filtri, LFO

Scendendo all’architettura del sintetizzatore in sè, abbiamo nove oscillatori disponibili, guidati da un pilota ogni tre, il quale impartisce PWM ed FM al gruppo. Ogni oscillatore genera quattro forme d’onda (sine, saw, triangle, square) alla stessa frequenza, e può essere syncato ad un altro oscillatore o, a sua volta, modulato FM.

Molto importante – e molto poco pratico – è il mixer, nel quale si amplificano gli oscillatori in cascata per mandarli poi ai filtri, o direttamente ai Voltage Controlled Amplifiers.

I modelli di filtri a disposizione sono diversi, e di altissima qualità. Sono sufficienti pochi giri alle manopole virtuali per apprezzare ottime risposte, degne dei migliori software in circolazione. Unico rimpianto: è possibile assegnarne al massimo tre differenti.

Riassumendo, abbiamo quindi a disposizione 9 oscillatori, 3 filtri assegnabili. Sono pur sempre numeri limitati, definiti. Il bello della modularità è proprio non avere limite di routing, mentre qui siamo in qualche modo costretti a muoverci dentro uno schema. Ciò non toglie nulla alle oggettive qualità sonore del Modular V, è tuttavia una considerazione da fare per chi si aspetti un sistema totalmente modulare dallo strumento in questione.

I VCA rappresentano le uscite del Moog Modular V. Sono solo due, ed integrano un inviluppo ciascuna, per gestire attacco, decay, sustain e release del singolo VCA, controllabile comunque attraverso assegnazioni aggiuntive.

Abbiamo poi a disposizione un sequencer “analog-style” nonchè tre effetti classici, applicati all’uscita dei VCA: un delay piuttosto valido, un chorus e l’interessante fixed filter bank.

Ultimo appunto, la quantità di bug che, alla versione attuale (2.2), si riscontrano ancora senza che Arturia accenni a correzioni. La lista è lunga, e tutt’altro che fantasiosa.

Se prescindiamo dal fatto che sia uno strumento pseudo-modulare, ingordo di CPU e tutt’altro che perfetto dal punto di vista della programmazione, c’è da ammettere che ben pochi plug-in suonano bene come questo, soprattutto per quanto riguarda filtri e oscillatori.

Se e quando Arturia rilascerà una versione 3, ridisegnata e libera di bug, questo potrebbe essere il virtual instrument risolutivo.
Ad oggi, è più che altro un acquisto avventuroso.

VC





Umanizzare le tracce di batteria

16 05 2007

Il classico problema che si presenta durante le produzioni musicali digitali (fatta a volte eccezione per produzioni industrial/elettroniche), è la ricerca di dinamiche il più possibile realistiche, soprattutto per uno strumento come la batteria.
Questo è dovuto al fatto che si devono necessariamente utilizzare sample audio già pronti, quindi con poche possibilità di variazione della dinamica e il suono risultante troppo meccanico e preciso.

E’ possibile superare questo problema?

Con i software di batteria ad oggi in circolazione (ad esempio EZ Drummer, Addictive Drums, Battery), la risposta è sì.

Infatti essi supportano la possibilità di controllare la dinamica dei suoni tramite la velocity e soprattutto supportano il multisample. Vediamo di analizzare questi due aspetti.

  • Velocity

La velocity è un parametro MIDI che rappresenta il valore (quantizzato da 0 a 127) di “pressione” di una nota. Per sfruttare questo parametro è sufficiente inserire la nota nel piano roll e poi variare la velocity (solitamente delle barre verticali di altezza variabile, presenti nella parte bassa del piano roll). Ovviamente più il valore sarà alto, più alto sarà il volume della nostra nota.

Questo però non è sufficiente per avere dinamica realistica, in quanto avremmo semplicemente lo stesso suono a volumi diversi. Ed è qui che subentra il “multisample”.

  • Multisample

Molti drum software attuali supportano il multisample, ovvero la possibilità di utilizzare per uno stesso componente (ad esempio il rullante) più wave sample registrati in maniera differente, con dinamiche diverse (posizione del colpo, forza, impugnatura della bacchetta, ecc.).

Programmi come Battery offrono piene potenzialità per l’utilizzo di diversi sample sullo stesso componente. E’ infatti possibile associare sample diversi a velocity diverse, in modo che a seconda della forza del colpo (ovvero a seconda del valore della velocity settato) il sample utilizzato sia differente, e non semplicemente lo stesso cambiato di volume.

EZ Drummer supporta invece la funzione “Humanize” che esegue in maniera automatica cio che è stato descritto precedentemente. Infatti i set di EZ Drummer contengono tantissimi sample con diverse dinamiche e sfruttandoli al massimo si ottengono risultati miracolosi in cui è pressochè impossibile dire che si tratti di un software.

Addictive Drums, allo stesso modo, “umanizza” per default con tantissimi sample diversi (a meno che non viene attivata la funzione “Single Sample” su un determinato componente, che bypassa il multisample e varia solo il volume del suono in base alla velocity) anche a velocity uniforme (figurarsi con variazioni di velocity…).

L’effetto principale di questi due aspetti è udibile soprattutto sulle rullate, in modo da evitare il classico effetto “mitragliatrice” , decisamente fastidioso.

Un altro trucco sta nell’aumentare al massimo la quantizzazione degli intervalli (1/32, 1/64, ecc.) per poi inserire qua e là delle piccolissime sbavature temporali sulle note, in modo che non risultino chirurgicamente allineate al metronomo, ma con una piccola percentuale di errore che è inevitabile per qualsiasi batterista.

A presto alcuni sample di confronto

Wild Hades





Toontrack EZdrummer

1 05 2007

Negli ultimi anni la ricerca nel settore drum sampler ha portato alla luce prodotti decisamente accattivanti, disegnati sia per il musicista che per il sound engineer che necessita di una soluzione compatta con cui lavorare, mantenendo però alte le richieste qualitative.

Tra questi il prodotto di punta è senz’altro rappresentato dal pacchetto dfh Superior di casa Toontrack, tool estremo disegnato apposta per esigenze dedicate e professionali.

Noi però oggi ci soffermeremo ad analizzare il “fratellino minore” di questo tool; dfh EZdrummer infatti può esser considerato come una sorta di versione LE del leggendario pacchetto di casa Toontrack, ereditando da questo tutte le features relative ai suoni ed al motore di render.

Parlando delle features di EZdrummer, saltano subito all’occhio le due principali su cui poggia l’intero tool :

TPC (Toontrack Percussive Compression) – sistema di gestione risorse, giunto alla sua seconda release, progettato per ridurre il carico del plugin sulla CPU. Fondamentale nel render VST, dove spesso il sequencer è impegnato con più plugin che lavorano in tempo reale.

Humanizer – sistema di gestione della dinamica, cuore del render VST, si fa carico di diversificare ogni sample processato. Proprio come avviene con un batterista reale, ogni colpo suonato quindi assume un controllo in dinamica variabile e quindi più .. reale!

Un altro aspetto molto interessante di questo tool è la possibilità di estendere i propri bank relativi ai sample, con dei pacchetti aggiuntivi e pensati apposta per determinate esigenze o contesti. Ecco allora che troviamo i pacchetti

  • Nashville indicato per scenari country – blues, dove emergono l’uso di spazzole e suoni molto puliti.
  • Latin Percussion indicato per scenari samba e non che richiedono l’uso di percussioni e suoni etnici.
  • Vintage Rock indicato per scenari che spaziano dal beat al jazz, dove l’uso della Ludwig diventa una carta vincente.
  • Drumkit From Hell indicato per scenari più estremi che spaziano dall’heavy metal al death metal.

Bene, andiamo ora a vedere come si presenta l’interfaccia grafica di questo VSTi, utilizzando l’ultimo dei pack sopra citati :

Come è possibile notare il set che ci troviamo di fronte è quello tipico di scenari Metal, composto da cimbali di casa Sabian – toms della Sonor – rullante e cassa che variano dalla Ludwig alla Pearl fino alla Sonor. Il tutto è naturalmente combinabile come meglio si crede a seconda dei propri gusti e/o esigenze, avendo la possibilità di usare dei preset di default presi della casa o di crearsene di propri.

EZdrummer ha anche un mixer integrato, con funzionalità di controllo reverb – microfoni – rientri – canali, di cui consiglio per vederlo all’opera di dare un occhio al video dimostrativo di cui trovate i riferimenti a fine articolo:

Siamo ora giunti al termine di questo articolo, consiglio naturalmente a chiunque fosse interessato a questo VSTi di visitare il sito della Toontrack dove potrà trovare del valido materiale di supporto.

Audio clip (Nightfall – “Eternal Perdition” chorus section):

Mau





XLN Audio Addictive Drums

26 04 2007

Se vi piacciono le cose semplici, se volete importare sample già processati, se non avete voglia di passare ore a equalizzare ogni singolo componente di un set di batteria, se non vi interessa imparare le basi necessarie per eseguire la registrazione in studio di una batteria, questo programma non fa per voi.


Addictive Drums della XLN Audio (Svezia) si presenta come uno dei programmi più avanzati per la realizzazione di tracce di batteria realistiche e dal grande suono.

L’interfaccia utente è abbastanza intuitiva (e, a mio avviso, decisamente bella dal punto di vista estetico), con una sezione dedicata al kit, contenente la rappresentazione grafica dei componenti scelti, una relativa all’editing dei suoni, una relativa agli effetti (riverberi) applicabili ed infine una contenente alcuni “beats” midi di esempio.

Esaminiamo allora le varie sezioni.

Kit:

La schermata riassume il nostro kit di batteria e ci permette di poter cambiare i componenti tra i vari disponibili ed averne una rappresentazione grafica d’insieme. Questa è in realtà la sua unica funzione, in quanto qualsiasi operazione di modifica disponibile (cambio pezzi, gestione volume singolo, mute, solo), può essere eseguita anche nella sezione di editing.

Edit:


Qui siamo nel cuore dell’applicazione, dove si nasconde la magia da utilizzare per tirar fuori il massimo da questo VSTi.

In alto troviamo la rappresentazione del componente che stiamo editando con le stesse funzioni disponibili nella sezione Kit, in più possiamo gestire l’immagine stereo e il volume dell’ “OH” e del “room” (vedremo in seguito cosa sono), il pitch envelope (del componente e del “room” e “OH”), il volume envelope (con relativa scelta della sensibilità alla velocity, fondamentale per “umanizzare i nostri pattern) ed un comodo filtro passa alto/passa basso per tagliare le frequenze che non ci interessano.

Sotto, a partire dalla sinistra troviamo subito una funzione molto interessante (che è presente solo sui pezzi che vengono di solito registrati con due microfoni in posizioni differenti, come il rullante e la cassa). Possiamo infatti regolare il mixaggio del suono proveniente dai due microfoni e decidere quale dei due sarà dominante (oppure mixare al 50% in modo da dare ugual spazio ai due tipi di suono), spostando semplicemente uno slider che indica la percentuale di mix occupata.

Procedendo troviamo il classico ed immancabile compressore, con i tre parametri Ratio, Attack e Release e uno slider verticale per definire il threshold di intervento.

Di seguito c’è un blocco che potrebbe rivelarsi inconsueto, ma che è utilissimo se usato nella maniera giusta. La distorsione armonica del sample. Possiamo scegliere tra diversi tipi di distorsione (zap, crunch, heavy) e regolare la quantità e il valore di mixaggio sul suono finale. Sulla sinistra di questo blocco è presente un filtro per decidere su quali frequenze deve essere applicata la distorsione scelta.

Procedendo troviamo l’immancabile equalizzatore parametrico, a tre bande con un’escursione di 24db e il “Q” modificabile.

Di seguito c’è uno slider verticale per modificare la saturazione del sample e sull’ultimo blocco abbiamo il volume di uscita e gli effetti. Di tali effetti (due riverberi, modificabili dalla sezione apposita) possiamo, come al solito, decidere la quantità del loro intervento nel mix finale (opzione diponibile anche nella sezione effetti, ovviamente).

FX:

In questa schermata possiamo gestire i nostri effetti. Due riverberi che possono essere di diverso tipo (da scegliere tra i vari disponibili) e dei quali possiamo modificare l’evoluzione del pre-delay,del tempo e del damping, l’equalizzazione (con un parametrico a due bande), l’immagine stereo, il volume e il routing (pre o post master).

Ometto volutamente la parte relativa ai beats, in quanto non la ritengo di grande interesse per queste pagine.

Spostandovi tra le varie sezioni, noterete che la parte bassa rimarrà sempre la stessa. Essa rappresenta il nostro mixer, con i vari volumi dei diversi componenti e la possibilità di settare il panning stereo del suono.

Osservando questa parte forse noterete qualcosa di strano… non c’è un canale relativo ai crash o al ride! Perchè questa mancanza? Beh la risposta è semplice: andate in uno studio di registrazione e vedrete che non c’è un microfono per ogni crash o per il ride. Essi sono infatti catturati da un unico microfono posto in alto. Se vogliamo regolare l’equalizzazione dei piatti dobbiamo selezionare il canale “Overhead” sulla destra. Non si può equalizzare o comprimere ogni singolo piatto o ride, l’overhead li gestisce tutti, come negli studi professionali. E proprio come nella realtà, l’overhead può catturare anche le “infiltrazioni” di componenti come il rullante o la cassa ed ecco svelato il mistero del parametro “OH” di cui vi ho accennato sopra. Tramite esso potrete gestire l’ammontare di suono che entra nel microfono dell’overhead e la sua immagine stereo.

E il Room? Il Room cattura il suono panoramico della nostra batteria (e del nostro studio virtuale) nel suo insieme e può essere utilizzato per dare più spazio e naturalezza al suono finale.

Abbiamo poi, prima del Master, un altro curioso canale nominato Bus. E’ infatti noto che negli studi professionali si sdoppia l’uscita di alcuni pezzi (es. cassa, rullante e hit-hat), la si mixa insieme e la si modifica per poi rifarla entrare nel master (a volume più basso) insieme a quella non processata. Il canale bus rappresenta proprio questo, è di solito molto compresso, e viene utilizzato per dare più “botta” ai componenti selezionati, al loro rientro nel mix.

Selezionando il canale bus potremo decidere quali componenti mandare (e in quali quantità) in questo canale per essere compressi ed equalizzati a nostro piacimento.

Dal punto di vista dei suoni va precisato che essi sono naturali e quindi suoneranno male a chi è abituato all’ascolto di sample già processati. Ma come abbiamo visto, per processarli e farli suonare come vogliamo, abbiamo tutto quello che ci occorre.

Ogni componente ha poi numerosi sample diversi proprio per la gestione opportuna della velocity e ve ne renderete conto variandola (non viene gestito solo il volume, assolutamente).

Ulteriori chicche sono la presenza del parametro “buzz” del rullante e un algoritmo apposito per la gestione delle stoppate dei piatti. Semplicemente, dalla drum map, suonate un piatto e poi (prima che il suo suono finisca, ovviamente) attivate il relativo “choke” e la stoppata è fatta, al momento che volete. Il programma inserisce una rapida dissolvenza automatica, ed il suono è molto naturale a mio avviso.

Osservando la drum map noterete anche la possibilità di “colpire” il rullante o i tom al centro o all’estremità (rim shot), oppure l’hit-hat con diversi valori di apertura, o ancora il doppio colpo di bacchetta sui crash, la botta di mano destra o sinistra sul rullante, le stick… tutto!

Semplicemente fantastico. Niente da aggiungere, se non che lo staff ha promesso future espansioni e nuove funzionalità.

www.xlnaudio.com

Wild Hades





Vst Experiment : Presentazioni!

23 04 2007

Vst Experiment nasce come blog dedicato a tutti gli appassionati di Digital Recording che vogliono conoscere e condividere le loro esperienze e conoscenze in merito a questo argomento.

Tratteremo vari temi, tra cui l’argomento VST / VSTi – l’intergrazione di questi nei principali Host – l’uso dei Sequencer – l’Amp Modeling ed in generale qualsiasi cosa possa essere inerente il Digital Recording.

Bene, a presto su queste pagine

Vst Experiment